19 settembre 2017

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18 settembre 2017

Blog di Andrea Arena. Benvenuto/a. Seguirmi su Facebook nel gruppo: TELOINFORMO.: La vita sulla Terra, si basa sulla sopraffazione.

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La vita sulla Terra, si basa sulla sopraffazione.




Vocabolario on line Treccani
Mors tua vita mea (lat. «la tua morte è la mia vita»). – Sentenza applicata a varî casi particolari per significare che il danno di una persona è spesso un vantaggio per un’altra, o enunciata in senso più ampio, con allusione alle dure leggi della vita e alla lotta per l’esistenza.
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera
La locuzione latina Mors tua vita mea, di origine medioevale, significa morte tua, vita mia (o: la tua morte (è) la mia vita). Al di là del tono drammatico del senso letterale, tale espressione si usa quando all'interno di una competizione o nel tentativo di raggiungere un traguardo ci può essere un solo vincitore: il detto indica cioè che il fallimento di uno costituisca requisito indispensabile per il successo di un altro. Viene comunemente usata per descrivere efficacemente un comportamento connotato da caratteri opportunistici.
In verità ad entrambi sfugge il significato più profondo di tale frase: la sopraffazione! Essa caratterizza infatti tutte le forme di vita presenti sulla terra, sia nel regno vegetale che in quello animale, dai microrganismi via via a salire di dimensione. Ciascuno di essi sopravvive se e quando riesce a sopraffare l'altro o gli altri e così fan tutti: mors tua vita mea!
La vita non è mai basata su di un principio di parità, bensì sulla sopraffazione, ed è anche ovvio che debba avvenire ciò: diversamente, su questa terra, non ci sarebbe spazio sufficiente per tutti. La natura sa e sa bene cosa fare e come farlo.

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I SOCIAL MEDIA: NON E' TUTTO ORO QUEL CHE LUCCICA !


Da alcuni anni è comparso quasi dal nulla il fenomeno dei social media e si è espanso fino a coinvolgere un enorme numero di soggetti in tutto il mondo.

I precedenti mezzi di comunicazione non consentivano scambi bidirezionali ed in tempo reale tra un grande numero di soggetti , quindi i social media rappresentano un fenomeno completamente nuovo.

In passato non è mai avvenuto nulla di simile e non esistono dati precedenti che consentano di confrontarne gli effetti, perchè è fuori di dubbio che tale fenomeno comporti effetti, soprattutto psicologici.

Il primo effetto evidente è una sorta di assuefazione, non disgiunto da quello ripetitivo, quasi ipnotico, per tanti si manifesta col bisogno di collegarsi ad un social non appena si rende possibile farlo.

Tante persone, che dispongono di tempo a volontà, passano quasi  intere giornate sui social, altre, con minor tempo disponibile, appena possono si collegano al social al quale sono iscritte: perchè?

Uno degli eventi che ha consentito l'evoluzione umana è stato avere scoperto la parola, seguito dalla scrittura e dagli scambi di notizie, fatti, avvenimenti ed opinioni; oggi, soltanto i social consentono di farlo collettivamente e nello stesso istante, ovvero: in tempo reale!

E' quindi il naturale ed impellente bisogno di comunicare che ha consentito la diffusione dei social media! In un certo senso, essi sono uno degli aspetti del progresso.

L'umo è un animale intelligente, che ha via via sviluppato il senso del sociale e della comunità, è naturale quindi che venga fortemente attratto dalla possibilità di comunicare collettivamente in modo interattivo, come mai era avvenuto prima dell'avvento dei social.

L'aspetto deteriore di questo nuovo fenomeno: i social, è rappresentato dalla incapacità, di gran parte degli iscritti, di riuscire a fare a meno di postare, commentare e per alcuni, semplicemente di leggere parte di quanto viene pubblicato da altri.

La mole di notizie, ma anche di fatti personali, che compare sui social è impressionante, questo fatto ha comportato, in più, la comparsa dei cosiddetti fake, false identità, rafforzando la preponderante quantità di notizie false che già da prima compariva in Internet.

Come per tutte le cose umane, i social media sono paragonabili ad una medaglia a due facce, per la quale, la faccia buona spesso nasconde l'altra, quella meno buona, se non addirittura cattiva.

Non bisogna quindi illudersi: quanto compare sui social non è tutto vero! Accade che uno che si mostri come maschio sia in realtà femmina e viceversa, mentre parecchi post riportano fatti e notizie inventati di sana pianta, del resto: la fantasia umana non ha praticamente limiti !

Concludendo: i social, oltre a consentire agli iscritti la comunicazione interattiva in tempo reale, sono quindi un motivo di svago? Un evento ludico con risvolti in parte rischiosi? Escludendo le poche cose serie che vi compaiono, direi proprio di si, sarebbe bene quindi tenere nel debito conto gli aspetti etici e psicologici connessi ai social media.



12 settembre 2017

Blog di Andrea Arena. Benvenuto/a. Seguirmi su Facebook nel gruppo: TELOINFORMO.: La pesca del pesce spada nello Stretto di Messina.

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La pesca del pesce spada nello Stretto di Messina.






La leggenda dice che alla morte di Achille i suoi guerrieri Mirmidoni, espertissimi lancieri, per la disperazione si buttarono in mare e la Dea Tetide li trasformò in pesce spada.
La storia dice che la pesca al pesce spada si praticava già nel II° secolo a.C., difatti storici greci di quel periodo ne descrissero dettagliatamente tecnica ed attrezzatura.
Per più di duemila anni, cioè fino a quando le barche andarono a remi, la tecnica di pesca originaria è rimasta pressoché invariata: bisognava avvistare il pesce, inseguirlo o attenderlo, lanciargli un’arma addosso e lottare con lui fino alla morte; già i greco-siculo-calabri pescavano così!
Dall’alto della rocca di Scilla, da terra quindi, una vedetta indirizzava gridando a viva voce una veloce barca sottostante, con a bordo un rematore ed un lanciatore, verso la preda.
L’uomo scagliava una lunga asta fatta di due legnami diversi (quercia ed abete), munita di punta, che si sganciava poi dall’asta; quest’ultima a causa del differente peso specifico dei due legnami, rimaneva in superficie in posizione verticale ed era perciò facilmente visibile e ricuperabile.
Tre personaggi erano quindi indispensabili per questa pesca: la vedetta per l’avvistamento, il rematore per l’inseguimento ed il lanciatore per la cattura.
Però, se dalla costa calabra l’avvistamento poteva essere effettuato e trasmesso a passa voce da varie postazioni sulla terraferma, da quelle ionica e tirrenica del messinese ciò non era possibile, per cui si cominciarono ad usare barche da posta, ferme, munite di albero (ntinna) su cui, novella scimmia, si arrampicava la vedetta (ntinnèri).
Quest’albero diventò sempre più alto: nel 1600 era 5 metri, nel 1700 diventava 15, oggi raggiunge i 30.
La barca si chiamò “filùca” o “filùa” dal greco ephòlkion (scialuppa) e poi dall’arabo faluk, e così si chiama ancora oggi.
Le postazioni per l’avvistamento del pesce si chiamarono poste e nel tempo andarono distribuite equamente alle varie feluche; nel 1700 c’erano 30 feluche e 15 poste.
Ancora oggi i tratti di mare interessati alla passa del pesce spada vengono divisi in poste in base alla quantità di feluche esistenti e vengono annualmente sorteggiati ed assegnati ufficialmente dalla Capitaneria di Porto ai vari capi barca. I guai possono sorgere quando l’avvistamento avviene al confine fra due poste adiacenti, è accaduto anche che nessuna delle due barche inseguitrici si sia fermata e l’una ha sfondato la cabina dell’altra.
Capita pure, più civilmente, che i titolari di due poste vicine si mettano d’accordo e lavorino in società (a patti), così, mentre una scorrazza nelle due poste, l’altra va a cercare i pesci in coste più lontane ed il ricavato andrà poi diviso fra i due equipaggi.
Anche la seconda fase, quella dell’inseguimento, ha subito fino ad un certo punto solo piccole modifiche, per secoli si tese solo a raggiungere la massima velocità e la migliore manovrabilità della barca da inseguimento.
Nacque una imbarcazione tipica, il luntru, leggera, sfilata, velocissima, lunga fino a 6-7 metri che consentiva la presenza di 6-8 abilissimi ed affiatati rematori e dell’indispensabile llanzatùri a prua.
Della presenza nello Stretto del luntru se ne ha notizia certa già dal 1478 e si sa pure che alla fine della passa veniva utilizzato per il trasporto veloce di piccole merci, posta ed informazioni fra le due sponde; era una specie di antenato dell’aliscafo.
L’avvento del motore marino segnò la modifica sostanziale dell’antica pesca: il luntru e la feluca da posta morirono e la figura del rematore non ebbe più senso, ormai l’avvistamento poteva essere fatto non più da fermi ma in movimento e l’inseguimento a motore era molto più veloce.
Fu così che l’ingegno umano realizzò la moderna feluca, unica nel suo genere, fantastica e pittoresca, adatta alle tre fasi della pesca.
L’imbarcazione, sempre più grande e con motori sempre più potenti, venne munita di ntinna alta fino a 30 metri, costituita da un traliccio metallico munito di scala a pioli, in cima alla quale c’è la coffa su cui prende posto la vedetta.
I comandi della feluca: acceleratore, marce e timone, attraverso ingegnosi sistemi di trasmissione furono portati sulla coffa ed azionati dalla vedetta che così assunse il duplice compito dell’avvistamento e dell’inseguimento, dall’alto dei suoi dieci piani di morbidezza aerea.
Però il pesce spada veniva disturbato dal rumore del motore e delle eliche ed inoltre la sola altissima ntinna avrebbe creato problemi di stabilità, per cui la feluca fu dotata sulla prua anche di una passarèlla retrattile lunga fino a 40 metri, anch’essa di traliccio metallico ancorato alla ntinna ed alle strutture della barca da un complicato sistema di cavi d’acciaio e di tiranti.
La passerella è retrattile perché, in caso di vento eccessivo, viene ritirata conferendo così alla feluca una maggiore stabilità; alla sua estremità anteriore, in largo anticipo rispetto alla barca stessa, trova posto u ‘llanzatùri cui spetta l’ultimo atto.
Solo a quest’ultimo personaggio, anche se in condizioni molto più favorevoli, è rimasto invariato nei secoli il compito finale della cattura; con lui deve essere però in perfetta armonia u ‘ntinnèri che deve portarlo in posizione di tiro, e solo se questa armonia c’è, un vecchio pescatore compiaciuto potrebbe osservare: - Minchia, ma sunnu chitàrra e mandulìnu!
“U ‘llanzatùri” è come Nettuno che scaglia il suo tridente, è come il rigorista che deve segnare, non può sbagliare il tiro ed ha la responsabilità del risultato; un solo errore gli può costare decine di vafàntocùlu, ingiurie, sprechi di Santa Nicola ed inviti a cambiare mestiere.
A questo punto la sorte del pesce è segnata; prima libero ed elegante ballerino del mare, ora ferito nel corpo o negli affetti, è destinato a morire, ma lo farà lottando come sempre fino a dissanguarsi e fino all’ultimo respiro.
Le urla ed il linguaggio, dall’avvistamento alla cattura, come la frenesia della lotta, hanno un sapore di antico ed anche le attrezzature usate sono rimaste sostanzialmente quelle di una volta.
L’asta che viene scagliata è adesso un tubo di acciaio zincato, quindi più pesante e perciò può far penetrare meglio la punta nel corpo del pesce.
La punta (traffinèra) è un arpione d’acciaio appuntito munito di quattro alette (ricchi), leggermente incastrato all’asta, con un foro (buttùni) a cui viene legata la corda (calòma) per il recupero finale.
La calòma viene appena appuntata con sottile fil di ferro alla passerella ed è poi contenuta in apposito canestro; un’altra corda serve a recuperare l’asta quando il pesce ferito effettua un’istintiva partenza di difesa (mpaiàta) facendo sganciare l’asta dall’arpione.
Se il pesce è grosso e combattivo e riesce a tirarsi dietro tutta la corda, allora al finale di questa si legano dei grossi palloni di gomma o dei fusti metallici che finiscono per sconfiggere la resistenza del pesce.
Ogni feluca ha 6-7 traffinère ben sistemate con relative corde e canestri di contenimento, ciò perché, oltre che con la parìgghia di pesce spada, ci si può imbattere con branchi di tonni o altri grossi pesci..
Tonni, pesci luna (mole) e squali vanno llanzàti con asta ad unico arpione, mentre per il pesce spada che ha i tessuti più teneri, se ne usa una doppia, ad U, per far sì che, se anche se ne strappa uno, ne rimanga sempre un altro conficcato.
In passato, ai pochissimi ed spertissimi forgiatori di traffineri, veniva riconosciuta una piccola percentuale dei pesce spada pescati con l'arma da loro fabbricata. Mentre la scuzzitta, un piccolo tocco di carne che si trova subito dietro la testa del pesce spada e che è paragonabile al filetto di manzo, veniva data sia ai forgiatori che ai lanziaturi o chi affettava il pesce.
Il pesce spada dello Stretto, viene affettato in loco, anche adesso, con una particolare tecnica di taglio, per mezzo di un affilatissimo coltellaccio, che consente di tagliare fettine di pesce spada addirittura trasparenti se viste in contro luce.
Per l’aguglia imperiale, che è molto più sfilata, si usa addirittura una fiocina (fùscina) a 5-6 arpioni paralleli e stretti per poterla colpire con più sicurezza.
Quando il pesce avvilito e dissanguato si arrende viene recuperato da una piccola barchetta d’appoggio trainata dalla feluca e viene issato a bordo con l’aiuto di un grosso raffio d’acciaio munito di manico di legno (jànciu), mentre la coda viene afferrata da un cappio di corda (toccu o ghiàccu); l’affilatissima spada viene avvolta in un sacco di juta per evitare incidenti.
Con la caddàta d’a Cruci termina infine questo bellissimo rito millenario dello Stretto.
I deliziosi involtini di pesce spada, arrostili e conditi col salmoriglio, vengono preparati in maniera insuperabile dalle donne locali.
In questi ultimi anni, anche per arrotondare i guadagni, nelle feluche vengono ospitati turisti durante le battute di pesca; se saranno fortunati vedranno pescare anche diversi pesce spada, ma capita anche che rimangano a bocca asciutta.
p.s.
Una notizia curiosa:
Quando viene avvistata una coppia di pesce spada e viene prima arpionata la femmina, il maschio la segue fino all'ultimo ed inevitabilmete viene arpionato anche lui.
Se invece viene arpoinato prima il maschio, la femmina fila subito via.
Questo fatto la dice lunga, ma non intendo fare paragoni o infierire .... 😜😂

7 settembre 2017

DENTRO DI NOI: L'UNIVERSO !


Il cervello umano: la rete neurale umana mostra una straordinaria somiglianza con gli ammassi galattici.
Il DNA: la più straordinaria manifestazione di ultra-complessa ingegneria genetica.
Il nostro corpo: composto da innumerevoli "sostanze" , biologiche, microbi e minerali (ferro nel sangue, acqua ecc.)
Il cuore: la più longeva pompa (biologica) quasi auto alimentata.
La coesistenza: pacifica e non. Il corpo umano è abitato da miliardi di altri corpicini: i microbi, che a volte diventano patogeni.
Lo scheletro osseo: più complesso di quello di altri vertebrati.
L'intestino: che si comporta da lombrico durante le contrazioni peristaltiche.
Il sistema immunitario: che ingloba, apprende e dopo, sintetizza sostanze auto-immunizzanti.
Il sistema di ghiandole endocrine: complesso laboratorio chimico di produzione, immissione e controllo.
La trasmissione: verso l'interno con gli impulsi elettrochimici cerebrali, che trasmettono comandi a muscoli ed organi interni.
Il sistema digerente e l'intestino: che trasformano il cibo in altre sostanze-carburante, assimilabili ad energia disponibile.
La percezione: dell'esterno con i 5 sensi (forse + 1: il sesto senso!)
La coesistenza: pacifica e non; il corpo umano è abitato da miliardi di altri corpicini: i microbi; che a volte diventano patogeni.
La prima unicità: l'intelligenza, capacità di ragionare, sognare, fantasticare, inventare, predisporre e prevedere.
La seconda unicità: i sentimenti, buoni e cattivi insieme; talvolta malvagi.
Siamo la più complessa realtà bio-elettrochimica-intelligente, probabile prodotto di scarto dell'universo, fatti di molti difetti e grandissima complessità.
Siamo noi; siamo gli uomini che abitano il Pianeta Terra e: siamo la sintesi dell'universo!








30 agosto 2017

Il punto di vista.



Nonostante il loro aspetto fisico, meno prestante rispetto a quello maschile, le donne di oggi hanno dimostrato carattere e volontà superiori a quelli dei maschi.
Subdolamente sfruttate in passato dai maschi, che le avevano relegate a ruoli minori e spesso malamente usate, le donne sono riuscite a riscattarsi ed a dimostrare il loro valore sociale ed umano.
Aiutate dalla natura, con qualche ormone che rende la loro pelle liscia di aspetto, con la loro vocina gentile e le curve del corpo nel posto giusto, sono riuscite a soggiogare completamente i maschi; ne da atto la televisione, che rende l'immagine femminile maggiormente attraente, rispetto a tutto il resto, nel pubblicizzare qualsiasi prodotto.
Tralasciando di citare l'intelligenza di maschi e femmine, che in questo discorso non c'entra affatto, la carta vincente femminile non è unicamente fisica; l'istinto materno che le contraddistingue, il mite equilibrio caratteriale naturale e la caparbietà nel raggiungere gli obiettivi prefissati, hanno decisamente fatto invertire i ruoli sociali occupati in passato da maschi e femmine.
Nonostante le precedenti battaglie del cosiddetto movimento femminista, i maschi sanno benissimo che alla fine dovranno cedere le loro armi, ormai spuntate, alla prorompente vivacità femminile (e forse non dispiace loro più di tanto).
E' improbabile che in futuro possa realizzarsi una società matriarcale, ma è innegabile che sotto certi aspetti, seppur in forme diverse, si sia realizzato un percorso di Filosofia moderna sui "corsi ed i ricorsi storici" di Giambattista Vico, che rappresentano il cammino dell'umanità che passa dal senso alla fantasia ed alla ragione.
Così la penso!

28 agosto 2017

MATERASSI, GUANCIALI E SEGRETI

MATERASSI E SEGRETI

La loro altezza non è determinante, ma la rigidità si.

Per i più diffusi, ovvero quelli maggiormente performanti ed economici, formati da una lastra in poliuretano espanso (a cellule aperte, ovvero lavorato ad acqua e quindi perfettamente traspirante ed anallergico), la rigidità viene generalmente indicata con numeri da 1 a 5: dal meno rigido al più rigido.
Escludendo la rigidità 5, indicata per le taglie super forti (ben oltre i 100 Kg. di peso corporeo), le più utilizzate sono la 2, la 3 e la 4: 2 bassa o medio-bassa; 3 media o medio-alta; 4 quella medio-alta o alta.

Si dorme bene anche su materassi in poliuretano alti solo 12 cm. (per brandina pieghevole) o 14 cm. purchè di giusta rigidità e poggiati sulla "rete" più appropriata.

http://www.ebay.it/itm/MATERASSO-H12-CM-WATERFOAM-IN-POLIURETANO-ORTOPEDICO-ANTIACARO-ANALLERGICO/271167421742?_trkparms=aid%3D222007%26algo%3DSIM.MBE%26ao%3D1%26asc%3D20140620091323%26meid%3D586c34bdaf00423f91290cb2760b379d%26pid%3D100005%26rk%3D6%26rkt%3D6%26mehot%3Dpp%26sd%3D232116495896&_trksid=p2047675.c100005.m1851

http://www.ebay.it/itm/MATERASSO-PIEGHEVOLE-DIVANO-LETTO-O-BRANDINA-CASA-HOTEL-WATERFOAM-POLIURETANO-/271168103178?var=&hash=item3f22e0e30a:m:mc_8tZRsFGNdm5NQh9SVDvQ

Il supporto sul quale poggia il materasso: ovvero la rete, va scelto in base alla rigidità del materasso; a doghe in legno se il materasso ha rigidità 3 oppure 4, a strato solido (piano di legno multistrato o altro, anche da appoggiare sulla rete) se il materasso ha rigidità 2.

L'eventuale strato superiore del materasso, in memory foam, dovrebbe avere altezza di 5 oppure 6 cm. (ed è particolarmente adatto a chi dorme di fianco).
Il tipo di fodera, le maniglie per il trasporto ed il rovesciamento, la pantografia e la fascia perimetrale traspirante in 3D, sono ammennicoli praticamente inutili, servono unicamente a far lievitare il costo finale.

GUANCIALI E SEGRETI
Avendo già deciso quale rete e materasso scegliere, il guanciale diventa anch'esso determinante, soprattutto per coloro che hanno problemi cervicali. Escludendo quelli in memory, anche se buoni, i più soffici e meglio adattabili a testa e collo, sono i cuscini con imbottitura in speciale fibra poliestere a sezione cava e siliconata che dona volume e leggerezza.

https://www.amazon.it/GUANCIALE-SUPERSOFFICE-GABARDINE-ANALLERGICO-LAVABILE/dp/B01HOAS7VW/ref=sr_1_3?ie=UTF8&qid=1503874132&sr=8-3&keywords=guanciale+in+fibra+cava+siliconata

Molto buoni anche quelli alti ed in microfibra.

http://www.ebay.it/itm/Guanciale-in-microfibra-Alto-e-Soffice-850-gr-ideale-per-B-B-Hotel-P430-/191919960299?_trksid=p2141725.m3641.l6368

Di entrambe sono in commercio tipi piuttosto economici. La forma dovrà essere: "a saponetta"! Esistono anche sagomature diverse, ad esempio: "ad onda", ma non tutti li sopportano: meglio a saponetta, vanno bene per chiunque.

Correttore per materasso

Se adoperi un materasso matrimoniale ancora buono e vuoi provare la sofficità del memory foam:
http://www.ebay.it/itm/TOPPER-MEMORY-SFODERABILE-PER-MATERASSO-MATRIMONIALE-160X190-ALTO-5-CM-ALOE-VERA/201826346900?_trkparms=aid%3D222007%26algo%3DSIM.MBE%26ao%3D1%26asc%3D20140620091323%26meid%3D44a7688d684641bba389fc2e5d80513d%26pid%3D100005%26rk%3D3%26rkt%3D6%26mehot%3Dpp%26sd%3D271734502891&_trksid=p2047675.c100005.m1851


20 giugno 2017

Blog di Andrea Arena. Benvenuto/a. Seguirmi su Facebook nel gruppo: TELOINFORMO.: Quando gli immigrati eravamo noi italiani.

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Quando gli immigrati eravamo noi italiani.


Quando nei primi anni del ‘900 noi italiani non eravamo ancora famosi per il “made in Italy” ma eravamo famosi per la puzza, i furti e la ricerca di lavoro fuori dai nostri confini.
La emigrazione degli italiani nel mondo è la grande epopea a cui dobbiamo, in ultima analisi, anche il nostro attuale benessere, ma essa rimane quasi sempre non adeguatamente conosciuta per mancanza di interesse delle parti politiche.
Il massiccio esodo dal sud Italia verso gli Stati Uniti, negli anni 50 e prima ancora, è finito nel dimenticatoio, se non addirittura rimosso.
Molti tra i bisnonni di noi meridionali, ma non soltanto meridionali, andarono a lavorare in America, Argentina, Australia e più recentemente in Svizzera, Germania ed Inghilterra.
In America giunsero con lente navi a vela o a vapore e con viaggi che duravano diverse settimane.
Appena sbarcati, venivano avviati ai luoghi di quarantena per essere liberati da zecche e pulci, ma questo, oggi lo sanno in pochi. In seguito venivano impiegati come bassa manovalanza, senza venire sfruttati, ma gli veniva corrisposta la paga sindacale, che mandavano in Italia ai loro famigliari e che nella maggior parte dei casi gli serviva a costruire la casa, oltre che a sfamare la famiglia.
Nessuno di loro affogò in mare, ne divenne preda di caporali o oziava: lavoravano in silenzio, per bisogno e per sfuggire alla fame nera che c'era allora in Italia.
Diversi tra loro si integrarono, gli abitanti di Little Italy a New York non arrivarono da Marte, altri ritornarono in Italia dopo qualche anno; altri ancora, che rimasero lì per diversi anni prima di ritornate, continuarono in Italia a ricevere una piccola pensione dagli Stati Uniti, fino alla loro morte.
Come faccio a saperlo? I miei due nonni, materno e paterno, trisavoli dei miei figli e nipoti, furono emigranti in America e mi raccontarono la loro epopea. Tornati che furono in Italia, con i dollari guadagnati in America si costruirono entrambi la casa.
Non è possibile fare un paragone tra la situazione di allora e quella attuale che riguarda i migranti, ma la memoria non è acqua ed alcuni fatti del nostro recente passato non andrebbero dimenticati.
Il successivo testo è tratto da una relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912.
<< “Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura.
Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perchè tengono lo stesso vestito per molte settimane.
Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri.
Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti.
Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina.
Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci.
Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti.
Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti.
Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro.
Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti.
Le nostre donne li evitano non solo perchè poco attraenti e selvatici ma perchè si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro.
I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali.”
“Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare.
Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il salario.
Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell’Italia.
Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione”. >>
Volendo, in questo testo, è possibile notare non poche analogie con le parole di politici italiani ascoltate di questi tempi in TV. Quei politici infelici hanno la memoria corta oppure fingono di essere smemorati: non dicono nulla di quando gli immigrati eravamo noi italiani.





16 giugno 2017

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Calcio

Il calcio? Non saprei,  non mi piace che chi lavora con i piedi debba acchiappare una montagna di soldi: da ragione a parlamentari e politici.


29 maggio 2017

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Dove sta andando il mondo?



A partire dal primo decennio, dopo la fine della seconda guerra mondiale, le prospettive per il futuro apparivano molto promettenti per tutti.

Passato lo shock della guerra, che aveva falcidiato la popolazione mondiale peggio ancora delle vecchie terribili pandemie, una sorta di fregola di riscatto, dagli orrori e dalla miseria conseguenti alla guerra, aveva pervaso le popolazioni del pianeta, per lo più occidentali.

Nello stesso periodo nel quale le piccole radioline giapponesi a batteria, avevano sostituito gli ingombranti ricevitori a valvole a corrente elettrica ed avevano invaso il mondo, quando, per ironia della sorte, il Giappone eveva perduto la guerra e conosciuto, unico Stato al mondo, le devastazioni prodotte delle bombe atomiche americane; la situazione generale si presentava così:

le imprese edilizie e le catene di montaggio negli stabilimenti industriali lavoravano a pieno ritmo e la richiesta di manodopera era altissima. Chiunque conseguiva un diploma di scuola media superiore, aveva il lavoro assicurato e la laurea, spalancava le porte verso lavori molto ben remunerati e verso qualsiasi posizione di comando. Anche in Italia, i sindacati si erano resi conto della loro potenzialità di contrattazione ed i diritti e le retribuzioni dei lavoratori erano in costante crescita. Gli elettrodomestici, il consumismo dell'usa e getta e la motorizzazione di massa erano alla porte, ed i giovani occidentali, e non soltanto loro, guardavano al futuro con fiducia.

Oggi invece la guerra è diffusa ovunque a macchia di leopardo, quella totale non è più praticabile perchè impiegherebbe le armi atomiche, che distruggerebbero l'umanità intera. L'edilizia è alla paralisi ed i robot hanno sostituito gran parte della manodopera industriale, mentre la disoccupazione è in costante crescita. Diplomi e lauree non garantiscono più di poter trovare lavoro, ne in Italia e, ormai, neppure all'estero. I diritti dei lavoratori sono in picchiata, anche per la enorme offerta di manodopera a bassissimo costo. L'inquinamento di aria, terra ed acque, dovuto agli scarichi industriali ed al numero spropositato di automobili in circolazione, stanno  modificando in peggio il clima planetario e quindi l'ambiente di vita, distruggendolo progressivamente. Il cibo, per la crescita esponenziale della popolazione mondiale, è divenuto dannoso per la salute, per la enorme richiesta e la necessità di produrlo con metodologie intensive e su larghissima scala, senza stare troppo a guardare la qualità; mentre i controlli appaiono sempre meno efficaci e più difficilmente praticabili, anche a causa della libera circolazione delle merci dovuta alla globalizzazione.

La sicurezza, che caratterizzava il tran tran di vita quotidiana in occidente, sta vacillando a causa di un fenomeno che appare inarrestabile: il terrorismo di matrice religiosa islamica! Nessun luogo al mondo appare ormai sicuro ed al riparo da attentati terroristici messi in atto da invasati che si imbottiscono di esplosivo facendosi saltare in aria e producendo atroci stragi di civili innocenti.

Un nuovo fenomeno è comparso da tempo: la migrazione! Intere popolazioni, da sempre e come accade anche adesso, sfruttate ed impoverite dagli occidentali, spinte da fame, malattie e guerre, si stanno riversando al di fuori dei loro territori, fino ad ora pacificamente, attraversando i confini degli Stati ricchi del pianeta, che non riescono più ad arginare il fenomeno. I migranti, spinti dalla necessità e dalla disperazione, sanno bene a quali pericoli di morte vanno incontro, ma non hanno scelta e debbono tentare comunque di raggiungere la loro meta, che spesso si rivela un miraggio. Queste migrazioni di massa stanno di fatto cambiando lo scenario politico ed economico del pianeta. Gli Stati interessati dall'invasione migratoria, tentano di difendersi trincerandosi, ma la Storia insegna, senza timore di essere smentita, che qualunque trinceramento ha finito sempre per capitolare.

Lo stato sociale tende progressivamente ad azzerarsi, accade per le aumentate aspettative di vita dovute al progresso medico e la popolazione tende quindi ad essere sempre più vecchia. Concorre anche la mancanza di lavoro ed il diminuito numero di occupati che pagano tasse ad azzerare il Welfare, che da esse viene sostenuto: dalle tasse.

Oggi i giovani occidentali guardano al loro futuro senza tanta speranza, mentre quelli dei paesi poveri, non avendo più nulla da perdere, tentano di riprendersi il diritto alla vita.

Quello che potrebbe accadere in futuro è molto difficile da prevedere, appare più facile azzeccare il 5+1 al superenalotto. 

27 maggio 2017

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Da tempo gira in rete questo video, recentemente ho ricevuto vari inviti, da amici su facebook, a visionarlo: l'ho fatto e di seguito scrivo cosa penso.

Sembrerebbe una buona iniziativa ma .... siamo già schiavi del sistema; non siamo più noi a dettare le regole ma chi ci governa e promulga le leggi, anche se siamo noi ad eleggere chi lo sta già facendo e chi lo farà, ma non sempre accade che siamo noi ad eleggere: il "sistema", spesso, è già autoreferenziale.

Il punto non è più chi eleggere, scegliere non serve a nulla. Quasi tutti fanno politica per fini personali, oppure smarriscono le buone intenzioni iniziali lungo il percorso che li porta nella posizione di decidere al posto nostro.

Il "sistema democratico", attuato nei Paesi che si definiscono democratici, è divenuto farlocco. L'unica soluzione sarebbe cambiarlo.

Promuovere leggi  dovrebbe partire UNICAMENTE da referendum popolari propositivi con sbarramento significativo e passati secondo maggioranza, ma questo è impossibile e per due motivi. Primo: andrebbe cambiata la costituzione e questo penso che non avverrà mai. Secondo: il Parlamento che dovrebbe trasformare in leggi le proposte popolari le snaturerebbe di sicuro durante l'iter parlamentare.

Una soluzione alternativa sarebbe far diventare legge la proposta popolare passata a maggioranza, ma anche questo risulterebbe problematico: scrivere una legge non soggetta ad interpretazione e da proporre nel referendum popolare, chi dovrebbe farlo?
Si finisce sempre per dipendere da qualcuno, qualcuno come noi: interessato, ipocrita se non addirittura falso.

Per capire come ragioniamo (male), è emblematico il comportamento di una mia amica: esige la ricevuta fiscale o lo scontrino, sempre, da chiunque e per qualunque spesa oppure acquisto, salvo poi utilizzare la "parrucchiera in casa" per risparmiare. Come lei siamo un po' tutti noi, le eccezioni non riusciranno MAI a cambiare l'andazzo generale ed il motivo è semplice: sono e saranno sempre minoranza.

In tutta onestà occorre ammettere che nessuno di noi è perfetto: non possiamo pretendere che lo sia chi ci governa o approva leggi.

26 maggio 2017

Teatro Massimo di Palermo.

Il Teatro Massimo di Palermo è maggiormente imponente rispetto al poco distante Teatro Politeama.

Il teatro massimo Vittorio Emanuele di Palermo è il più grande edificio teatrale lirico d'Italia, e uno dei più grandi d'Europa, terzo per ordine di grandezza architettonica dopo l'Opéra National di Parigi e la Staatsoper di Vienna. Ambienti di rappresentanza, sale, gallerie e scale monumentali circondano il teatro vero e proprio, formando un complesso architettonico di grandiose proporzioni  (oltre 7.700 metri quadrati e 1358 posti).

La sua acustica è perfetta. Nella rotonda del mezzogiorno o sala pompeiana, la sala riservata in origine ai soli uomini, si può constatare un effetto di risonanza particolarissimo, appositamente ottenuto dall'architetto Basile tramite una leggera asimmetria della sala, tale per cui chi si trova al centro esatto della sala ha la percezione di udire la propria voce amplificata a dismisura.

Un sofisticato sistema di apertura meccanica delle finestrelle laterali garantisce la frescura all'interno anche d'estate.

Posto al centro del secondo ordine di palchi, il palco reale è dotato di 27 posti e di un foyer privato detto Salone del Sovrano, interamente rivestito in mogano e arredato con divani e poltrone di broccato rosso. Al centro, un lampadario di Murano e alle pareti, 9 specchi. Sulle porte d’ingresso e sul capitello è ben presente lo stemma sabaudo – una croce bianca su campo rosso. La progettazione del Palco reale si attribuisce ad Ernesto Basile.
Per ironia della sorte, le poltrone del palco reale non ebbero mai l'onore di poter accogliere deretani reali; ad esse furono sempre preferite quelle di altri teatri, ad esempio quelle dei teatri viennesi.









23 maggio 2017

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<< 2 giorni fa a Palermo è stato ucciso il capomafia Dainotti a due passi da casa mia.

Subito dopo l'omicidio, avvenuto di mattina mentre i bambini venivano accompagnati dalle mamme alla vicina scuola, la strada è stata invasa da decine di poliziotti, carabinieri ed altre forze dell'ordine, esattamente come se fosse stato ucciso un magistrato; si continua a dare troppa visibilità e troppa considerazione alla mafia.

Il boss Dainotti era uscito dal carcere tre anni fa, gli era stato condonato parte dell'ergastolo per aver sparato alla nuca al capitano dei carabinieri di Monreale.

C'è la indiscutibile volontà politica di approvare leggi funzionali alla mafia, oltre alla chiara e deliberata volontà di rimettere in libertà ergastolani da parte della magistratura: negarlo non cambia i fatti, anche se pochissimi, come me, hanno il coraggio di scriverlo.

A causa del nefasto buonismo e garantismo nei confronti dei peggiori delinquenti, le mafie si sono infiltrate in tutti gli organismi statali, ovviamente perchè eletti politicamente, o trovando le porte aperte per l'accesso alla magistratura.

Anche se a molti risulta incomprensibile, c'è la chiarissima volontà di non voler impedire alla mafia di prosperare.

E' stato detto che quando lo Stato non può o non vuole vincere la mafia, finisce per accordarsi con essa. Questo si evince chiaramente da due casi emblematici: il caso Andreotti, che a Palermo, in visita ufficiale, si incontrava segretamente con Totò Riina, il capo dei capi mafiosi, ed il giudice di Cassazione Carnevale, che per molti anni annullava regolarmente tutti i processi di mafia che finivano nelle sue mani.

Da oggi maniche rimboccate e pronti a riprenderci quello che ci spetta. Riprendiamoci con forza la dignità e la sovranità che spetta al popolo italiano e non AD UNA PARTE di questa massa di politicanti e magistrati da strapazzo che non meritano di rappresentare la parte maggiore di un popolo meraviglioso come il nostro. >>


10 maggio 2017

Blog di Andrea Arena. Benvenuto/a. Seguirmi su Facebook nel gruppo: TELOINFORMO.: Usi e costumi: ZAMMU'

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Usi e costumi: ZAMMU'


Acqua e zammù (anice)

La bevanda più antica e più caratteristica di Palermo è certamente l’acqua e zammù che si fà risalire addirittura alla dominazione araba.

Quando il caldo diventa opprimente, si ha voglia di qualcosa che dia un pò di refrigerio, qualcosa che disseti e plachi l’arsura della gola. In questo i palermitani sono maestri, sanno infatti come soddisfare questo tipo di esigenza e non a caso usano una bevanda davvero “unica”. Qualche goccia di zammù in un bicchiere di acqua fresca e come per magia una nuvola bianca si crea sulla sua superficie, sprigionando un intenso odore di anice, appagando prima ancora del palato, vista e olfatto, insomma un bicchiere d’acqua che si beve anche con i sensi!

Ma cos’è lo zammù? Per chi non è palermitano questa può sembrare una parola astrusa, in realtà deriva da sambuco, chiamato “zambuco”, da qui zambù e zammù.

All’origine era praticamente un distillato di semi e fiori di sambuco, importato dagli arabi in Sicilia e presto diffusosi in ogni casa contadina, dove veniva usato per disinfettare l’acqua dei pozzi e delle cisterne, uso praticato regolarmente grazie al fatto che questa pianta era di facile coltivazione.

In seguito col termine zammù vennero indicate varie piante con proprietà simili per l’intensità dell’aroma e per la caratteristica dei frutti e dei semi che possono essere pestati una volta essiccati, fra queste piante troviamo l’anice verde, l’anice pepato e, soprattutto, l’anice stellato.

L’anice è una spezie fra le più antiche e usate in cucina, ne facevano uso i Greci, gli Egizi e i Romani, per condire le carni o preparare biscotti digestivi. Diffusosi in tutto il bacino mediterraneo fu introdotto nell’alimentazione di molti popoli europei.

A Palermo questa caratteristica bevanda era “portata in giro” per la città dall’acquavitaro, un venditore ambulante di acqua, che era armato di uno sgabello di legno dove erano legati con un cordoncino di rame dei bicchieri in vetro e dei piattini in rame per accompagnare i bicchieri, la cantimplora invece era in terracotta per mantenere al suo interno l’acqua fresca.
In seguito la cantimplora (anche cantrampola, nella foto) fu prodotta in vetro: una sorta di brocca con una ampolla interna che comunicava con l'esterno e che veniva riempita con del ghiaccio a pezzetti, per mantenere o far diventare freddo il liquido contenuto all'interno e che si poggiava anche sulla tavola imbandita.

L’acquavitaro faceva affari soprattutto nei giorni di festa, girando per le strade affollate, abbanniando (gridando) fra la gente che si godeva il passio (passeggiata) alla “Marina” o al “Cassaro”. “Acqua cu zammù, che bedda fridda!” poi brocca alla mano, con gesto veloce disinfettava il bordo del bicchiere, strisciandovi sopra mezzo limone, e vi faceva scendere una piccola quantità di zammù, ed ecco che l’assetato di turno era servito, per pochissimi centesimi.

Nel 1860 qualche acquavitaro, stanco di girovagare, decise di sistemarsi in qualche angolo di piazza con il suo deschetto, preferendo rimanere stabile in un luogo fisso. Dal deschetto al chiosco il passo fu breve, in un primo momento furono costituiti da strutture precarie, sostituite in seguito da strutture in muratura, per arrivare a realizzarne alcuni in stile liberty, seguendo alcuni decenni più tardi, la moda del momento dettata dal conosciutissimo architetto palermitano Ernesto Basile, e che ancora oggi troviamo per le strade della città di Palermo.

Una delle famiglie di acquavitari che a Palermo da sempre hanno perpetrato questo mestiere, è la famiglia Tutone, che da sei generazioni ha custodito il segreto della formula dell’anice per acqua creata nel 1813 utilizzando l’aneto venduto in farmacia, cioè l’olio essenziale ricavato dall’anice stellato, rinnovando la produzione di quello zammù usato tanti secoli prima, utilizzando il nome Anice Unico proprio per distinguerlo dall’altro.

Proprietari di un chiosco situato all’ombra della statua del Vecchio Palermo, in piazza Fieravecchia,( oggi piazza Rivoluzione) accanto a una tabaccheria di loro proprietà e, essendo ubicato vicino al teatro Santa Cecilia, il teatro più importante della città fino al 1892, era punto di ritrovo anche per l’aristocrazia palermitana, era usuale infatti fino ai primi del 900 vedere anche eleganti signore che per dissetarsi con acqua e anice, facevano fermare le loro carrozze di fronte al chiosco.
Oggi dopo più di due secoli, l’acqua e zammù continua ad essere la bevanda dissetante per eccellenza, in tante case palermitane la bella bottiglietta di anice fa bella mostra di se dentro la credenza, se ne fa vari usi, come correggere il caffè, profumare la macedonia di frutta, preparare biscotti o gustose granite.

E dopo aver tanto parlato di anice, non è venuta anche a voi la voglia di provare quest’inconfondibile gusto di freschezza dell'anice?

Altra bevanda estiva, tipica e dissentante, è la spremuta di limone con acqua ed un pizzico di sale (il sale reintegra quello perduto con la sudorazione). La si prepara ancora negli ultimi ed ancor rari chioschetti che resistono alla modernità, alla quale si è concesso l'uso di acqua frizzante al posto di quella naturale. Gli stessi chioschetti che in qualche quartiere cittadino di Palermo, servono ancora acqua e zammù ai passanti.






Palermitano adottivo ma messinese di nascita, posso confermare che anche oggi a Messina, nella centralissima Piazza Cairoli, nell'ultimo chioschetto rimasto, viene servita la rinomata e dissetante limonata al sale, con acqua liscia oppure gassata.

8 maggio 2017

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Aspetto e sostanza (misteriosa) delle matrici comuni






(disserazione filosofica, ma non troppo, sulla presunzione umana)
Per quanto la matematica possa essere una scienza esatta, il rango della matrice, nei sitemi lineari omogenei, non sempre è determinato, esso infatti potrebbe avere, nella peggiore delle ipotesi, infinite soluzioni. Non tutto ciò che attiene all'universo può essere rappresentato mediante formule matematiche.
I sistemi lineari sono una classe particolare, ma molto importante, di sistemi dinamici. Come tali essi sono caratterizzati da variabili di ingresso, stato e uscita, il tempo, può essere un intero (sistema a tempo discreto) o un reale (sistema a tempo continuo).
In matematica, un sistema di equazioni lineari, anche detto sistema lineare, è un sistema di equazioni lineari che devono essere verificate tutte contemporaneamente.
La "teoria del tutto", detta anche M teoria, dovrebbe (in teoria) condurre ad una unica espressione matematica complessa, o da essa venire rappresentata; fatto, che per quanto è stato scritto prima sui sistemi lineari: "un sistema di equazioni che devono essere verificate tutte contemporaneamente", appare improbabile o del tutto impossibile.
Avendo attentamente osservato tutto ciò che ci circonda e che si manifesta percepibile e percepito dai nostri sensi, non si poteva non notare la corrispondenza, di tutto ciò che appare, ad una unica, quanto misteriosa, matrice comune: disposizione spaziale dell'atomo (modello di Rutherford) e della rappresentazione grafica del Sistema Solare; delle cellule neuronali e degli ammassi galattici; delle nubi di polveri interstellari e delle nuvole atmosferiche, ecc. ecc. Pensare di rappresentare "il tutto" mediante una formula matematica, che racchiuda in se la logica universale, appare impresa alquanto ardua se non impossibile. Anche perchè, la logica universale appare improntata sulla: "continua trasformazione".
Il fatto poi che la "finestra", dalla quale l'uomo osseva l'universo, sia soltanto un piccolo spiraglio aperto su tutto ciò che esiste e che l'uomo non riesce ancora vedere, o del quale osserva unicamente una piccola parte, fa apparire la ricerca scientifica, della fantomatica M teoria come: so tutto, capisco tutto, riuscirò a spiegare tutto.


6 maggio 2017

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FORMA MENTIS



FORMA MENTIS: modo di pensare; struttura mentale propria di un individuo.

Si usa la locuzione latina forma mentis (forma/idea/impostazione della mente), quando ci si riferisce allo specifico modo di pensare ed agire o anche ad un'abitudine, di una persona o di una collettività, soprattutto se questo è condizionato, o ritenuto condizionato da una educazione con un ben preciso orientamento tematico e pragmatico.

Qualunque sia la tematica dei pensieri umani, essi si formano in base alla struttura mentale, totalmente condizionata dall'ambiente: l'universo, nel quale l'uomo vive e del quale è parte, seppure minima, senza alcuna possibilità di potersene sottrarre.

Noi uomini siamo simili ad una automobile: fatta per circolare sulle strade, essa non ha alcuna possibilità di comportarsi diversamente, ad esempio volando.

Parimenti, un soggetto che aspetta l'autobus alla fermata, non ha grandi possibilità di scelta; può decidere di salire sull'autobus o di aspettare il successivo se fosse troppo pieno, ma non è minimamente capace di derogare alla logica. Non ci pensa neppure a togliersi una scarpa per scagliarsa contro l'autobus: non sarebbe logico farlo!

E' quindi la logica a condizionare i gesti ed il pensiero umano, ma anche tutto ciò che l'uomo elabora oppure osserva, dalla più svariata oggettistica fino alle conclusioni derivanti dall'osservazione dell'ambiente sconfinato: l'universo.
Tutte le macchine e gli oggetti inventati dall'uomo, sono conseguenti alla logica, mentre l'osservazione dell'universo, lo porta a conclusioni, oppure ad avanzare ipotesi, apparentemente lontane dalla logica, oppure che seguono la logica conseguente ad esperienze limitate all'ambiente terrestre, in questo caso l'uomo si discosta dalla logica obiettiva e spesso incorre in errori. Perchè accade ciò?

Accade a causa della fantasia e della immaginazione, capacità umane necessarie ma spesso fuorvianti dalla realtà.

La fantasia è la facoltà della mente umana di creare immagini, di rappresentarsi cose e fatti corrispondenti o no ad una realtà: le cose inventate con l’immaginazione, non hanno fondamento nella realtà.

L'immaginazione, invece, è la particolare forma di pensiero, che non segue regole fisse né legami logici, ma si presenta come riproduzione ed elaborazione libera del contenuto di un’esperienza sensoriale, legata ad un determinato stato affettivo e, spesso, orientata attorno a un tema fisso; può dar luogo a un’attività di tipo sognante (come nei cosiddetti «sogni a occhi aperti»), oppure a creazioni armoniose con contenuto artistico (i. artistica), o anche, con un meccanismo che si riallaccia all’intuizione, a conclusioni ricche di contenuto, anche pratico; con definizione più generica: è la facoltà di formare le immagini, di elaborarle, svilupparle e anche deformarle, presentandosi in ogni caso come potenza creatrice.

L'uomo quindi è sognatore, usa la fantasia, immagina, deforma la realtà per il bisogno di creare, attività questa che lo allontana dalla forma mentis di derivazione ed impronta universale, ed è forse proprio questo che lo rende unico.


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