28 maggio 2008

"Cogito, ergo sum" René Descartes ( Cartesio )


"il segreto della felicità è: la gioia di vivere" (Renzo)

La vita umana è caratterizzata dalla singolare struttura lineare del tempo cronologico, in essa futuro, presente e passato coesistono ed insieme mutano continuamente ad ogni successivo istante. Dato uno specifico sistema di riferimento, in una concezione lineare del tempo, il futuro è quella parte di esso che ancora non ha avuto luogo; nella concezione relativistica, è il settore dello "Spaziotempo" che potrebbe concretizzare tutti gli eventi che ancora non sono accaduti. Il passato invece, si realizza con momenti ed eventi già accaduti. Il presente, eventi che stanno accadendo proprio ora.

Ciascun uomo, non avendo certezza di poter realizzare il suo futuro, può unicamente sperare di poterlo fare, esso però esiste come somma di possibili eventi, diversi ed infiniti, che altrettante variabili potrebbero rendere reale.

Il tempo presente, dei tre, è quello che consente di vivere solo uno dei possibili eventi del futuro, esso infatti determina ciò che indichiamo col termine " realtà".

Il passato è formato dai ricordi, generati dall'insieme di emozioni ed esperienze, formati dagli eventi vissuti nel presente ed impressi nella memoria.

Conseguenza cronologica diretta della struttura lineare del tempo, sono quindi futuro, presente e passato.

Anlune peculiarità del presente sono: la speranza, il desiderio e l'attesa. In particolare, il desiderio di possedere ciò che non si ha, è il potente stimolo al progresso e forma la speranza nel futuro, che ognuno di noi immagina migliore del presente.

La speranza è la molla che ci proietta verso il futuro, rendendo sopportabile anche il presente insoddisfacente o problematico.

I desideri si manifestano in due diverse forme, ovvero quelli impossibili da realizzare e quelli possibili. I desideri impossibili rimangono "sogni" che aggiungono, alla loro fondamentale funzione di stimolo, il conseguente senso di frustrazione dovuto alla impossibilità di realizzarli nel concreto. Quelli realmente perseguibili, rappresentano invece il fondamentale contributo alla concretezza dell'essere. L'appagamento dei piccoli desideri quotidiani soddisfa meno rispetto all'altro prodotto da eventi importanti ma a scadenza più lunga, il godimento nel realizzarli è, di solito, direttamente proporzionale all'attesa. Infatti è perfettamente comprensibile come il senso di soddisfazione che deriva dall'aver realizzato piccoli desideri, come consumare un piatto di manicaretti o indossare un novo capo di vestiario, sia di molto inferiore a quello prodotto dalla consegna dell'auto nuova o del nuovo appartamento acquistato, o ancora, della nascita di un figlio. Riuscire ad assaporare ed apprezzare il piacere dell'attesa è uno dei piccoli segreti che rendono migliore la vita. Concludendo, il segreto della felicità (e la gioia di vivere) stà nella consapevolezza di saper apprezzare ed amare le cose che si hanno, apprezzandole sempre appieno, più che riuscire a possedere ciò che non si ha, poichè, nessuno mai, riuscirà ad avere tutto per non dover desiderare altro.


14 maggio 2008

PERCHE' CI SI INNAMORA

Si apre un sottile spiraglio per la comprensione di un sentimento misterioso.

Per capire i meccanismi mentali dell’innamoramento occorre prima considerare quelli mnemonici e dell'istinto.
Per quanto ne so, la scienza ha dato spiegazioni solo parziali di come si imprimano le immagini nella memoria, le mie deduzioni sulla attrazione partono da queste.
I soggetti che hanno superato l'età puberale hanno formato, nella loro memoria statica o residente, dei modelli ideali, anche dell'altro sesso, definiti secondo metro e gusto strettamente personale. Ad ogni nuova conoscenza i nostri cinque sensi, ciascuno per il proprio ambito, mandano al cervello una serie di informazioni necessarie a definirne l’anteprima del soggetto (più o meno completa secondo le informazioni disponibili), che viene confrontata con il preesistente modello ideale; tale confronto determina il risultante giudizio (bello, buono etc.), che verrà memorizzato associato all'immagine.
Occorre ricordare che l’uomo è un animale sociale che, nonostante la ragione, risponde inconsciamente a diversi istinti primari, dopo quello di sopravvivenza l'altro di procreazione ha l'importante compito di dover perpetuare la specie. Già alla prima conoscenza, tra due persone di sesso diverso, ancor prima del confronto tra anteprima e modello ideale per la formulazione del giudizio, è possibile che l’istinto primario induca a valutare il “possibile compagno di coppia al fine di procreare” e formuli di conseguenza il "giudizio" su valutazioni finalizzate a ciò. Non si può escludere che tale priorità sia inamovibile e sempre anteposta ad altri elementi di valutazione come il carattere o talune affinità, o che porti alla composizione di coppie che appaiono male assortite, con conseguenti crisi dovute ad eccessiva diversità di carattere. Se questa ipotesi fosse corretta e realmente l’innamoramento fosse subordinato a meccanismi mentali al di fuori del controllo cosciente, si spiegherebbe l’estrema difficoltà ad individuare e comprendere quali siano gli elementi di stimolo che lo determinano. Tuttavia non possiamo non tenere in debito conto l'ipotesi che l'effetto dell'istinto primario alla procreazione, che agisce a monte di tutto il resto, possa determinare la nascita di sentimenti conseguenti e finalizzati ad essa,che verrebbero considerati causa e non effetto. Questo rischio di confusione determina la nascita, appunto, di coppie disomogenee, esposte a seri problemi di crisi, che si aggiunge agli altri motivi di crisi della famiglia. Tutto ciò renderebbe giustificata ed opportuna la ricerca, finalizzata a scoprire il modo di controbilanciare l'istinto, per poter cegliere partner adatti alla convivenza più che alla procreazione. E' quasi superfluo aggiungere che non si può ovviamente ridurre a mero argomento scientifico il grande universo dell'innamoramento, nel quale l'intelligenza e la sensibilità personale giocano un ruolo significativo, anche se non determinante. Trovare un modo intelligente per scegliere l'altro componente della coppia definitiva, è possibile ma molto arduo. Bisognerebbe, prima ed oggettivamente, valutare bene pregi e difetti dell'altro soggetto, senza sopravvalutarne i pregi. Esattamente il contrario di ciò che fanno gli innamorati a causa del "coinvolgimento emotivo", che, alla luce delle precedenti ipotesi, assumerebbe una nuova aria sinistra se dovessimo considerarlo il parto di un istinto primario. "finalizzato".

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12 maggio 2008

IL SENSO DELLA VITA

- filosofeggiando -


Il "nichilismo" dei nostri giorni afferma l’accettazione da parte dell’uomo della propria condizione e l’inutilità delle speranze che sono fuori dalla sua portata. L'uomo ha dovuto illudersi per dare un senso all'esistenza, in quanto ha avuto paura della verità, non essendo stato capace di accettare l'idea che "la vita non ha alcun senso". Se il mondo avesse un senso e se fosse costruito secondo criteri di razionalità, di giustizia e di bellezza, l'uomo non avrebbe bisogno di auto-illudersi per sopravvivere, costruendo metafisiche, religioni, morali.
Secondo Hegel , invece, la razionalità non è pura astrazione, è presente nel mondo come insieme delle leggi che lo regolano (infatti il mondo non è una realtà caotica, un susseguirsi disordinato di eventi, bensì è dominato da un'ordine razionale). La realtà ha una sua struttura razionale ("inconsapevole o alienata" nella Natura e "consapevole" nell'uomo). Se un'azione avviene, ci dev'essere un'altra azione che l'ha causata.
Questi due assunti hanno motivazioni contrapposte, coerente il primo se fatto derivare dalla incapacità di accettare il concetto di morte (morte= negazione di vita quindi dell'essere) che si spinge fino a negare un senso alla vita. Non lo è meno quello di Hegel che col principio di causa-effetto opta per una dialettica a sintesi finale chiusa, cioè per una dialettica che ha un ben preciso punto di arrivo (lo Spirito Assoluto). Pertanto, solo la sintesi finale è propriamente il Vero. La Verità definitiva si comprende solo alla fine del processo dialettico, quando ne abbiamo percorso tutte le articolazioni.
Hegel tratta soltanto uno dei corni del problema, l'effetto, ma il non soffermarsi sufficientemente sulla causa finisce per valorizzare il pensiero di Hume :"ciò che generalmente si reputa fondato perché razionale, è frutto invece di un istinto di abitudine che non ha alcun legame con la realtà".
Tutti sappiamo che la vita dell'uomo è a termine sia che abbia un senso o no, questa tautologia risponde alla legge universale della "trasformazione" (Omnia mutantur, nihil interit) alla quale l'esistenza umana non può sottrarsi. Per scoprire il senso della vita, che è parte dell'universo in continua trasformazione quindi parte di uno, occorre saper decifrare l'intero. Può una formica capire le stelle che neppure vede? però può provarci, c'è chi sostiene che già questo è meraviglioso.

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5 maggio 2008

RISORSE DELLA MEMORIA E BREVE VIAGGIO NEL TEMPO


RISORSE DELLA MEMORIA E BREVE VIAGGIO NEL TEMPO.

- nella bella Palermo antica -

Gli ultimi decenni della storia hanno prodotto come mai prima, enormi progressi nello scibile umano, ciò nonostante, il viaggio nel tempo trova spazio soltanto nella nostra fantasia, seppure con comprensibile difficoltà ad immaginare possibili scenari del futuro. Ben più verosimile è immaginare gli accadimenti ed i luoghi del tempo a ritroso, in tal caso possiamo avvalerci dei concreti indizi di resti e documenti storici. Quest’ultimo aspetto della ricostruzione del passato con la fantasia, appare maggiormente affascinante perché ci consente di “rivedere” con discreta approssimazione, l’ambiente di vita dei nostri avi come parte della nostra storia, quindi di noi stessi.

Al mio amico Prof. Carmelo Prestipino va il merito di avermi fatto sognare.  Mentre ascoltavo affascinato  la sua dettagliata descrizione dell’antica “Favara” (dall’arabo al-fawwara, “la sorgente”), parco reale normanno di Palermo chiamato anche parco di Maredolce, la mia fantasia si sforzava a raffigurare luoghi, scenari naturali ed eventi storici. Durante la sapiente descrizione dei luoghi della Palermo storica, ho immaginato che il lago artificiale di 40 ettari, ubicato nella periferia Est della città (secondo l’Amari), residenza di campagna dall’Emiro Giafar (997-1019) e trasformato da re Ruggero II, con le sue acque calme che provenivano dalle sorgenti termali del vicino monte Grifone, percorse da qualche voluta di vapore, ed ai cui margini è poi sorta l’attuale chiesa di San Ciro, a Sud della città, su una precedente cappella nella quale si svolgeva il 15 agosto la festa di Maredolce, ed il Castello di Maredolce (restaurato di recente ma chiuso ai visitatori) sulla sponda Nord che guardava il mare. Le acque calde incanalate dagli arabi e fatte sgorgare da tre archi ancora esistenti, alimentavano le vasche del palazzo che sorgeva sulla sponda del lago e che riproduceva, in sedicesimo, i fasti delle delle grandi, ed a noi note, stazioni termali dell’Impero Romano. Qui i successivi signori dell’epoca: i Normanni, si dedicavano ai “sollazzi” beneficiando del contorno di un paesaggio unico formato dal lago con al centro un’isoletta raggiungibile in barca, da rigogliosi palmizi e dai lussureggianti agrumeti della “Conca d’Oro”. Questo sistema di residenze ad Est delle mura della città e che impressionava molto i visitatori, era formato dalla Cuba Sottana oggi Castello della Cuba, la Cuba Soprana (oggi villa Napoli), dall’attuale castello della Zisa molto ben restaurato ed infine dal Castello dell’Uscinbene in completo degrado, fu denominato Janna al-ard (Il Giardino - o Paradiso - della terra o delle rose): il Genoardo. Attualmente "La Favara" è compresa nell’attuale quartiere Brancaccio, che si estende in una porzione di quella vasta area suburbana che a partire dal XIII secolo era genericamente chiamata “Contrada Cassarorum”, dal nome del governatore ed amministratore di Monreale: Antonio Brancaccio di origine napoletana.

Chi conosce Palermo e la sua storia, sa bene che i luoghi qui descritti rappresentano soltanto una piccola parte del territorio cittadino e della sua area metropolitana che, all’epoca del suo massimo splendore e per molti secoli, resero Palermo una delle più fulgide perle del Mediterraneo per bellezza e cultura. In tempi più recenti, fu molto amata dal tedesco Goethe, nello stesso periodo (1770) lo scozzese Patrick Brydone si era spinto in Sicilia ed a Palermo, Brydone si sentì interpellare in inglese (!) da alcuni giovani nobili del luogo, e nelle librerie dello stesso capoluogo siculo scoprì le opere in lingua originale di Milton, Shakespeare e Bolingbroke (celebre personalità politica).

In conclusione, ritengo che sarebbe utile ed intelligente non disperdere la memoria,  essa è parte di noi, della nostra vita e di quella che fu dei nostri antenati. Non dovremmo cancellare le nostre tradizioni abbandonando all’insulto del tempo quel che rimane della nostra storia di uomini. Ogni civiltà matura, conserva con ogni mezzo la memoria del suo passato, della sua storia. Parimenti, sarebbe doveroso che ogni uomo civile si adoperasse a conservare gelosamente tutto ciò che riguarda il passato: manufatti, monumenti, documenti e quantaltro possa consentirgli di viaggiare a ritroso nel tempo con la fantasia, ricostruendo mentalmente i luoghi, gli usi ed i costumi quale doveroso tributo ai suoi predecessori e per il bene del suo spirito.

Bibliografia:

Nino Basile “Palermo Felicissima”, divagazioni di arte e di storia di Nino Basile, Palermo, per Francesco Sanzo, 1929.

Michele Amari, Storia dei musulmani in Sicilia, Catania, R. Prampolini, 1933-9, 3vol in 5 tomi.

Ahmad Aziz, A History of Islamic Sicily, Edimburgo, Islamic Surveys 10, 1975 (rist. Columbia U. P. , 2000).

Francesco Gabrielli - Umberto Scerrato, Gli Arabi in Italia, Milano, Scheiwiller, 1979.

Adalgisa De Simone, “Palermo nei geografi e viaggiatori arabi del Medioevo”, in: Studi Magrebini, II (1968), pp. 129-189.

Hans-Rudolf Meier, Die normannischen Konigspalasten in Palermo, Worms 1994.

Antonio Muccioli, “Le strade di Palermo”, Newton & Compton Editori, 1998.

Rosario La Duca, La città “passeggiata”, 2003, editrice L’EPOS.

Parco della Favara "Wikipedia"


Nota: dedico questo post all'amico Prof. Carmelo Prestipino, coordinatore del giornale dei Quartieri “Maredolce”, uomo di grande stoicismo e di costante impegno contro il degrado e per il ripristino dei beni storici e culturali della nostra Palermo. A lui devo l'attuale interesse per le ricerche e l'aggiornamento storico su Palermo antica.

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IL BENE DELL'ANIMA

la natura umana indaga l'incerto, ma tende alla certezza



Nel corso della loro esistenza gli uomini riescono ad accettare tutto ciò che essa propone, riuscendo a superare anche le cose peggiori. Per potervi riuscire hanno bisogno di credere nella speranza di un futuro maggiormente accettabile, persino migliore del loro presente, giungendo a convincersi che la speranza possa trasformarsi, con un atto di fede, in quasi certezza. E’ un sotterfugio necessario a non arrendersi mai ed a continuare a vivere fino in fondo la loro vita. Per riuscire ad accettare gli errori fatti e le scelte sbagliate, di tutta la vita vissuta, guardano avanti persino dopo la fine di essa, concedendosi addirittura vita eterna dopo la ineludibile morte fisica. Nasce così l’anima che sopravvive al corpo e, affinchè la sua esistenza sia più certezza che speranza, se ne fa risalire l'origine alla nascita, se non addirittura al concepimento, quindi essa è parte integrante dell’essere. Per dissipare ogni possibile incertezza sull’esistenza dell’anima, alcune religioni la fanno sopravvivere alla morte fisica, ma la dichiarano eterna anche nella dannazione, a conferma, dicono, della sua origine divina. Il ragionevole dubbio risiede nel fatto di dover spendere male l’intera esistenza terrena certa, seguendo regole austere, di negazione e spesso in contrasto con la natura umana, per guadagnare una buona vita ultraterrena quantomeno incerta. L'esortazione a conformarsi ai comandamenti religiosi per guadagnare il premio eterno, ha dato risultati talmente scoraggianti da indurre la Chiesa Cattolica al perdono di tutti i peccati col pentimento "in extremis". Il bene dell’anima non rappresenta quindi l’incentivo che dovrebbe indurre gli uomini a rispettare leggi e regole sociali create per il bene comune, potrebbe forse conseguire tale obiettivo l'auspicata "coscienza di razza", fino ad oggi assente nell’uomo per mancanza di competitori, ovvero altre razze intelligenti sicuramente assenti sul pianeta ma possibili nell'universo. Le stiamo attivamente cercando forse anche per acquisire la predetta coscienza e smetterla finalmente con l'uomo che, affama, tortura, sfrutta ed uccide l'uomo.
Semplificando, l'eterno dilemma è: tutto e subito o poco e niente adesso e (forse) molto dopo? la ricerca di certezza, tipica della natura umana, sembra stia orientando moltissimi giovani verso l'edonismo tout cour http://it.wikipedia.org/wiki/Edonismo essi infatti, rifiutando la dicotomia del dilemma, preferiscono rifugiarsi nel materialismo
http://it.wikipedia.org/wiki/Materialismo.

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DONNE E MASCHILISMO - QUI COMANDO IO -

uomo e donna, uguali ma diversi


Che maschio e femmina siano stati diversamente dotati dalla natura si evidenzia dalla maggiore forza fisica del maschio e dalla sua capacità di fecondare molte donne contemporaneamente, generando molta prole con donne diverse. La femmina invece può generare un figlio da un solo maschio alla volta. I nove mesi di gestazione le riservano la parte più importante ma successiva alla fecondazione e maggiormente onerosa, che proseguirà poi con l’allattamento, prerogativa esclusiva non meno del sentimento protettivo dell'istinto materno. Dai tempi delle caverne, la forza fisica da una parte e la gestazione e l’allattamento dall’altra, hanno determinato i diversi ruoli assunti nell’ambito della coppia. La forza fisica bruta ha consentito, in quasi tutto il regno animale, la prevalenza del maschio più forte vocato al dominio, ed è stata determinante nella organizzazione sociale umana sia di piccoli gruppi che di interi popoli.
La femmina dispone di due diversi orgasmi: clitorideo e vaginale mentre il maschio solo di uno, la tal cosa potrebbe avere generato invidia ed è ancora lei l’unico dei due ad essere genitore assolutamente certo, quest'ultimo fatto ha prodotto insicurezza nel maschio che, per difendersi, ha etichettato Eva "tentatrice". Lei, diversamente dalmaschio, non necessita dell’orgasmo al fine di procreare e può essere inseminata anche contro la sua volontà e persino artificialmente, l’orgasmo maschile invece, essendo condizionato dall’erezione, deve necessariamente essere un atto voluto; altra diversità a sfavore del maschio. Tali diversità, assieme alla maggiore forza fisica dell'uomo ed al concetto femminino dell'impurità dovuta al prendere-sporcandosi contrapposto al dare-penetrando, ha dato origine al maschilismo, ovvero la convinzione del maschio di essere superiore all’altro sesso. Ad Eva toccò l'ingrato onere della verginità e della fedeltà, mentre Adamo divenne cacciatore universale, anche di donne, giungendo persino all'assurdo di possederle prima per poi pretenderle vergini al matrimonio.
La condizione subordinata è stata accettata dalle donne passivamente per millenni, condizionate parimenti dall’istinto materno e dalla cultura dominante del primato della forza fisica maschile. L’atavica convinzione di superiorità del maschio recentemente ha vacillato, sia a causa delle tecniche di procreazione assistita o inseminazione artificiale, che del riscatto femminile, tendente fatalmente a dimostrare la capacità di svolgere sempre più attività prima svolte dal maschio, restituendo progressivamente alle donne il ruolo sociale paritario che l’uomo aveva sempre negato loro.
Alla luce delle precedenti considerazioni, il cosiddetto maschilismo non è altro che una forma di discriminazione e di prevaricazione generata da scarsa cultura ed istintiva pretesa di dominare tutti e tutto ciò che sta al di fuori della propria persona, questo atteggiamento singolare, tipicamente maschile, non concede sconti poichè, diversamente dall'altro sesso, non può essere mitigato dall'istinto materno.
L'emancipazione femminile degli ultimi anni, ha fatto sperimentare il ruolo di selvaggina ai maschi prima cacciatori, mentre l'accesso a qualunque responsabilità e posizione in ambito sociale ha dimostrato le almeno pari capacità delle donne. Il preciso ruolo che prima ognuno rivestiva nell'ambito familiare non è più fisso ma spesso intercambiabile, ed i divorzi hanno riconfigurato il modello storico della famiglia che dai tre soggetti originali è passata ai due attuali, bastano madre e figlio. Anche se in futuro sarà sempre più evidente l'inadeguatezza del vecchio modello di famiglia, per dimostrata prescindibilità dai membri maggiori, appare sufficientemente dimostrato che le pretese differenze tra i due sessi, anche in ambito familiare, risiedano più nella forma che nella sostanza e che la forza fisica più che l'istinto materno, vadano considerate peculiarità e non diversità.
Eppure il seme del maschilismo è nella mente umana per colpa di molte religioni, infatti Dio, forse anche tu che mi leggi, viene immaginato al maschile. Il creatore non dovrebbe avere sesso, non esiste "il sesso di Dio". In teologia la creazione è l'atto con cui Dio o più divinità o esseri celesti hanno dato origine alle cose dal nulla; la Creazione per antonomasia è la creazione dell'universo. L'antropomorfismo immagina Dio sessuato perchè l'uomo è incapace di immaginare realmente la
creazione, essa infatti è termine di pura fantasia, non esiste nell'universo conosciuto (infatti vi si osserva solo trasformazione). Per questo dubito che abbia senso logico parlare di creatore. Ha senso invece parlare di maschilismo, ispirato da motivazioni teologiche niente affatto casuali. La famiglia classica ed il maschio dominante sono durate invariate per svariati millenni prima di trasformarsi; oggi la famiglia si è molto trasformata ed il maschio da dominante sta rischiando di trasformarsi in dominato. Non c'è stato il tempo necessario perchè il maschio potesse adattarsi alla perdita del dominio, intanto vedeva la donna subentragli in quelle che furono posizioni sociali sue esclusive. Molti soggetti maschili con minore spirito di adattamento, elasticità mentale e forse anche minore intelligenza, rifiutano di accettare i cambiamenti ed i femminicidi sono divenuti tragedie con frequenza quotidiana. Mia e di ness'unaltro, farai ciò che voglio e che ti dico perchè io ti possiedo, sono i pensieri insani che attraversano la mente di coloro che, purtroppo, ancora oggi uccidono donne. Nel fenomeno del maschilismo la natura ha avuto un innegabile ruolo, ma tante religioni non sono state da meno.

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3 maggio 2008

LA FAMIGLIA ED IL MODELLO SOCIALE.

"omnia mutantur nihil interit" tutto cambia nulla perisce


Dall’alba della storia umana la procreazione, conseguenza diretta dell'imperativo bisogno biologico di perpetuare la specie, ha prodotto come primo effetto la nascita della famiglia. Ogni famiglia era composta da due soggetti adulti di sesso diverso che accudivano la loro prole. Essa costituiva la cellula base della società umana nella conseguente organizzazione. Ma i tempi ed i bisogni cambiano, e nell’attuale periodo di globalizzazione, il modello sociale storico sta evolvendo in risposta a nuovi bisogni, all'orizzonte si profilano scenari di possibile organizzazione sociale diversa dal passato.
L’emancipazione della donna, e la sua partecipazione attiva in ogni ambito della società moderna, ha restituito al 'gentil sesso' quegli spazi di libertà e parità di diritti sempre negati dal maschilismo. Donne, sempre più indipendenti dall’uomo, rivendicano il diritto a riconfigurare la nuova famiglia, nella quale quest’ultimo appare sempre meno necessario al sostentamento ed alla protezione degli altri membri. In questo cambiamento sociale, il maschio, diversamente che in passato, appare parte poco attiva, più propensa a subire che a proporre. La scuola invece, con l’istruzione che si protrae sempre più nel tempo, assume l’importante ruolo di supplenza nell’educazione dei giovani, diminuendone la dipendenza dalla famiglia. Più che verso una società matriarcale, il modello sociale attuale evolve verso una famiglia zoppa, rispetto al modello classico, nella quale l’istruzione svolge un ruolo nuovo di supplenza anche del membro mancante a causa del divorzio. La società è sempre più presente nella formazione dei giovani attraverso la scuola, ma incapace di integrarli per tutte le sue contraddizioni, essa non riesce a sostituirsi al ruolo di sostegno, fin qui assolto dalla famiglia. Occorrerebbe un grande passo in avanti della scuola, nel ruolo nuovo di istituto ideale, per consentire ai giovani l’accesso al mondo del lavoro. Meno famiglia e più società è il nuovo traguardo cui tende la trasformazione in corso, ma fin qui c’è stato solo qualche timido cenno a rivalutare il ruolo della scuola in questa società che non riesce a dare risposte adeguate al cambiamento, da sempre le soluzioni stanno un passo dietro ai cambiamenti. Dovranno essere le nuove classi dirigenti a porre nel giusto ordine le priorità, il futuro ruolo sociale direttivo spetterà ai giovani che parteciperanno direttamente al compimento della trasformazione, non a chi ha già partecipato.

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