13 gennaio 2009

Incomunicabilità nell'era della comunicazione


chat, community, forum e blog, che hanno avvicinato i giovani da ogni angolo del pianeta , usano più scrittura che immagine e parola

L'incipit indica le due facce della stessa medaglia. Ciò non è affatto strano se si è già capito che comportamenti apparentemente opposti sono necessari a riequilibrare tendenze che altrimenti risulterebbero pericolose. Per chiarire la nebulosità del concetto proverò a fare un esempio. Un atleta partecipa alla gara dei cento metri piani impiegando tutte le sue forze per raggiungere la massima velocità, ma l'acido lattico prodotto dai suoi muscoli, limitando la sua prestazione, fa esattamente l'opposto per impedire al suo cuore di scoppiare. L'incomunicabilità dovrebbe rappresentare quindi il contrappeso salvifico all'estremizzazione della comunicazione. A ben vedere siamo ben all'interno dell'era della comunicazione, avendo raggiunto risultati che paragonati a quelli finora impossibili nella fisica, dovrebbero far gridare al miracolo. In una delle sue trasmissioni televisive, il geniale Piero Angela ha spiegato una teoria fisica che azzera la distanza tra due punti molto distanti tra loro grazie alla curvatura dello spazio, tenendo tra indice e pollice delle mani un foglio di carta teso, ha poi avvicinato le mani facendo piegare il foglio all'ingiù, fino a che le dita non si sono toccate. Il foglio si curva come lo spazio e le dita sono i punti distanti tra loro, se fosse possibile realizzare questo nella realtà, ha detto, potremmo coprire distanze incredibili in tempi prossini allo zero. Sono sogni, ma nel dominio della comunicazione qualcosa di analogo è già avvenuto, noi oggi comunichiamo con qualunque punto del pianeta in tempo reale, ovvero all'istante, superando persino il limite posto dai fusi orari, che devono necessariamente fare i conti con un'altra legge della stessa fisica. Eppure oggi, poco manca che dentro la stessa casa persino genitori e figli comunichino per mezzo di Facebook. In questa era della comunicazione abbiamo non poca difficoltà ad abbandonare comportamenti etnocentrici oggettivamente ridicoli. Quanti di noi sono capaci di scavalcare il falso pretesto della "presentazione"? Quanti accetterebbero un soggetto che si autopresenta esattamente come verrebbe se presentato da terzi? Molti, credo, si rifiuterebbero persino di rivolgergli la parola, soprattutto se di sesso diverso. Da quale rischio si difendono i giovani contrapponendo la chat o la comunicazione di gruppo (gruppi talvolta giganteschi) all'incomunicabilità tra singoli?. Forse non esiste alcun rischio e neppure l'istintivo richiamo all'aggregazione come evoluzione culturale, è possibile che, più semplicemente, sia una forma evolutiva di comunicazione che, anche se non tende alla telepatia, sostituisce alla parola la scrittura. Non è poi così male perchè la scrittura è meno immediata e si presta a possibili correzioni mentre la parola quasi per niente, quel che è detto è detto.... vuoi vedere che molto prima della attuale recessione i nostri giovani furbastri si sono resi conto che troppi autorevolissimi discorsi nascondevano altrettanto autorevoli stronzate? meglio scrivere.


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