15 febbraio 2009

EUTANASIA - TRA ARROGANZA E DELIRIO DI ONNIPOTENZA.





Hanno creduto di poter vincere la morte mediante la vita artificiale realizzata con macchinari, idrataione ed alimentazione forzata.  Hanno preteso che fossero tenute in vita persone con diagnosi di coma profondo irreversibile. Paludati in abiti talari, hanno sfidato la inoppugnabile logica della morte naturale sfidando così il loro Dio.
Riferendosi al caso Eluana Englaro, il Prof. Umberto Veronesi ha detto: «Questo dramma ci ha dimostrato quanto la tecnologia medica possa invadere la nostra vita», mentre alla domanda su cosa accadrebbe in concreto se questa legge sul testamento biologico venisse approvata, ha risposto: «a quel punto nessuno sottoscriverebbe il testamento biologico, sarebbe inutile. Infatti Il testo esclude l’idratazione e l’alimentazione forzata dai trattamenti che si possono rifiutare perché considerati trattamenti medici; il testamento biologico nasce contro la vita artificiale, ma l’idratazione e l’alimentazione forzata sono esattamente ciò che rende possibile la vita artificiale» .
Il filosofo cattolico Giovanni Reale definisce il caso di Eluana: «un abuso da parte di una civiltà tecnologica che vuole sostituirsi alla natura», ed avverte: «si è perduta la saggezza della giusta misura e la Chiesa, e il governo assieme a lei, sono vittime di questo paradigma culturale dominante, che avrebbe voluto tenere in vita Eluana contro la natura».
Quello che da qualche tempo fa discutere di accanimento terapeutico, fu il preambolo all'attuale dibattito, e consiste nell'applicazione, in assenza di consenso informato, di tecniche mediche che prevedono l'uso di macchinari e farmaci al fine di sostenere artificialmente le funzioni vitali di individui affetti da patologie inguaribili e tali da determinare la loro morte in assenza dell'impiego di tali tecniche.
Il consenso informato costituisce il fondamento della liceità dell'attività sanitaria, in assenza del quale l'attività stessa costituisce reato. Il fine della richiesta del consenso informato è dunque quello di promuovere l'autonomia dell'individuo nell'ambito delle decisioni mediche. Il malato può decidere se vuole essere curato per una malattia e ha il diritto/dovere di conoscere tutte le informazioni disponibili sulla propria salute, chiedendo al medico ciò che non è chiaro; inoltre deve avere la possibilità di scegliere, in modo informato, se sottoporsi ad una determinata terapia, esame diagnostico o intervento chirurgico.
La terapia del dolore ha riaperto a sua volta il problema dell'eutanasia perché dosi forti di stupefacente (soprattutto oppiacei, quali la morfina) possono provocare la morte del paziente, mentre una loro assenza lo sottopone a provanti sofferenze.
Per dare forma ad una personale opinione su argomenti così "vitali" ho dovuto documentarmi, appurando che l'art. 32 della Costituzione italiana sancisce che: "nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge, in sintonia con il principio fondamentale della inviolabilità della libertà personale (art. 13)". Quel "se non per disposizione di legge" è stato uno schiaffo in pieno viso. È vero che occorreva sancire il primato della legge sulla volontà individuale quando è finalizzato al benessere comune (vaccinazioni obbligatorie, quarantena etc.), ma l’Art. 32 non avendo fatto alcun riferimento a quelle eventualità, finisce per contraddire l'articolo 13 in essa citato, col quale peraltro si dichiara in sintonia. Princìpi simili sono validi anche in altre nazioni.
L'ordinamento giuridico italiano, con la legge del 28 marzo 2001, n. 145, ha ratificato la Convenzione sui diritti dell'uomo e sulla biomedicina, formulata a Oviedo il 4 aprile 1997. La convenzione di Oviedo dedica alla definizione del Consenso il Capitolo II (articoli da 5 a 9) in cui stabilisce come regola generale: "Un intervento nel campo della salute non può essere effettuato se non dopo che la persona interessata abbia dato consenso libero e informato. Questa persona riceve innanzitutto una informazione adeguata sullo scopo e sulla natura dell’intervento e sulle sue conseguenze e i suoi rischi. La persona interessata può, in qualsiasi momento, liberamente ritirare il proprio consenso." (art. 5). La Convenzione di Oviedo stabilisce inoltre la necessità del consenso di un "rappresentante" del paziente nel caso in cui questo sia un minore o sia impedito ad esprimersi. Infine la Convenzione stabilisce che: "I desideri precedentemente espressi a proposito di un intervento medico da parte di un paziente che al momento dell’intervento non è in grado di esprimere la sua volontà, saranno tenuti in considerazione."
In conclusione, è stato da più parti affermato in chiari termini, che io soltanto posso decidere se curarmi o sottopormi ad un intervento chirurgico e che il medico ha l’obbligo di informarmi chiaramente e di rispondere a tutti i quesiti che servono a completare la mia informazione. Quindi, nel caso in cui decidessi di rifiutare cure o interventi, sarei l’unico arbitro della mia vita. Occorre però sottolineare che la condizione fisica di autosufficienza mi consentirebbe, comunque ed in ogni momento, di potermi togliere la vita col suicidio e non avrebbe alcun senso tentare di impedirmelo con l’obbligo di sottopormi a cure mediche o interventi. Totalmente diversa è la condizione di mantenimento in vita mediante macchine o alimentazione forzata: in tal caso non sarei in condizione di poter sovvertire col suicidio decisioni di altri opposte alle mie, ed è qui che interviene lo sciacallaggio “lucido e feroce”, l’intento di cooptazione forzata all'intento di “chi decide”, imposto da una posizione di forza incontrastabile. Questa è una vigliaccata, perché abusa della condizione di debolezza fisica e di dipendenza per arrogarsi quello stesso potere decisionale, di vita o morte, che prima aveva ipocritamente riconosciuto, non avendo potuto fare altrimenti mediante leggi che possano impedire il suicidio.
L’uomo ha tentato, da sempre, di allontanare il più possibile la morte, lo ha già fatto in tempi molto remoti, immaginando altra vita dopo la morte ed ha proseguito, nella sua storia recente, con le religioni animiste. L’ibernazione ha rappresentato forse il primo tentativo di impedire la morte per malattia; mentre il trapianto di organi, assieme alle cure mediche ed alla chirurgia, cerca di prolungare la vita. D'altra parte il supporto vitale avanzato, impiegando apparecchiature in grado di sostituirsi alle funzioni polmonari, cardiache, nutrizionali e di idratazione anche per tempi indefiniti, nel fraintendimento dell’ingerenza politica, sembrerebbe finalizzato ad impedirla.
Per come è stata formulata, la proposta di legge sul testamento biologico, è abuso politico che mira ad un patetico risultato contro natura, lontanissimo dalle logiche della deontologia medica, è una chiara ed inopportuna ingerenza in un ambito che attiene unicamente al libero arbitrio, intoccabile valore della dignità umana.
Pretendere rispetto per le proprie idee e convinzioni senza darne, è indice di pochezza e di incivile arroganza.

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