14 agosto 2009

LAVORO E CAPITALE

Lavoro e capitale, la diversa visione del rapporto che li lega, conduce sempre a posizioni inconciliabili. Comincio affermando che senza lavoro non esiste capitale e per lavoro intendo quello di altri, soltanto con il proprio non si può realizzare molto. La capacità di fare impresa o di avere attitudine organizzativa, dovrebbe avere un valore finito quantificabile nell’incremento del valore d’impresa ed un dividendo proporzionale a rischi e capacità. Una impresa che non metta a rischio il capitale non può realizzare nulla e nulla ottiene senza il lavoro di terzi. La filosofia che al capitale sia dovuto tutto ed al lavoro soltanto il reddito fisso è perfettamente contrapponibile con l’altra: il capitale senza il contributo del lavoro non può realizzare alcunché. Questa partita viene giocata sulla quantità di domanda ed offerta, chiaramente sbilanciate a favore di chi offre lavoro, pochi, e di offerta di collaborazione, enorme. Da ciò, la conseguente convinzione che il lavoratore sia colui che nulla sa creare, né valori né antivalori, ma che solamente è destinato a compiti esecutivi. L’errore, a mio modo di vedere, sta nel considerare il lavoro un disvalore ed il capitale un valore assoluto. La nostra Carta Costituzionale (e lo ribadisco), all’articolo1, fonda la Repubblica sul lavoro, gli attribuisce quindi valore enorme e prioritario. Se fosse vero che la capacità creativa rappresenti un valore assoluto, Michelangelo, Einstein ed un lungo elenco di geni , avrebbero dovuto far impallidire paperon de paperoni, ma così non è stato, forse è mancata loro la capacità di saper lucrare sulla genialità; ha ottenuto molto più di loro Bill Gates , pur non avendo inventato il pc e senza aver sviluppato alcuna particolare tecnologia, ma semplicemente inventando il sistema delle finestre (Windows)…… Forse il mondo non è destinato solo ai furbi, perché se tutti fossimo tali nessuno avrebbe acquistato Bond Argentini o “prodotti” Lehman Brothers , e non staremmo a rigirarci i pollici aspettando i prossimi furbi. Il capitale quindi, produce grande ricchezza, sproporzionatamente per se stesso e miserevolmente per coloro che, agganciati ad esso in vari modi, inconsapevolmente corrono i rischi connessi. Quanto ho qui esposto potrebbe essere considerato parte della teoria Marxista, non ho mai letto Marx ma molto ne ho sentito dire, il mio è soltanto il pensiero di un uomo comune.

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