18 settembre 2013

QUALE FUTURO ?


La consuetudine, invalsa nel tempo, di far frequentare ai propri figli le Università del nord, si spiega in due modi: quelle lauree hanno un valore aggiunto perchè i docenti sono migliori, oppure è stata una trovata commerciale per incrementare affitti in nero e consumi.
Pur essendo sfumate le maggiori opportunità di lavoro, offerte dalle lauree conseguite nelle università prestigiose, la consuetudine rimane.
I mestieri manuali continuano ad essere snobbati e mal digeriti da coloro che hanno conseguito il massimo titolo di studio.
A poco è valso constatare che tanti extracomunitari, regolarmente laureati nel paese d'origine, da noi svolgono lavori umili, ma che consentono loro di vivere decentemente.
Investire oggi sul diploma di laurea non è conveniente, non serve a garantirsi un lavoro.
L'origine del problema deriva dall'aver creduto che l'istruzione, ovvero il titolo di studio, potesse continuare a garantire lavoro; in verità e per un certo periodo di tempo, questo è avvenuto, consentendo di svolgere lavori di concetto, senza fatica fisica o sporcarsi le mani.
Per fortuna alcuni giovani hanno finalmente capito che per vivere decentemente occorre produrre, si sono rimboccati le maniche e non disdegnando lavori artigianali, manuali e faticosi.
Il mio meccanico di fiducia ha conseguito solo la licenza di scuola media inferiore, è una persona intelligente, intuitiva, si esprime correttamente e conosce molto bene il suo mestiere; pure in tempo di crisi il lavoro non gli manca, anche se per svolgerlo deve sporcarsi le mani.
Bisogna, una buona volta, rendersi conto che non è più tempo di vacche grasse, il passato opulento non ritornerà, occorrerà pensare ad un futuro di sopravvivenza, nulla di più.
La sopravvivenza delle future generazioni, dipenderà dalla loro capacità di produrre beni di consumo più che servizi.
Oggi l'opinione pubblica continua a dibattere su un problema di lana caprina: la maggiore tassazione delle classi abbienti, che continueranno ad essere una sparuta minoranza rispetto all'intera umanità, non saranno loro a deciderne il futuro.
La politica c'entra poco, che sia di destra o di sinistra non potrà modificare i bisogni delle persone, potrà agire su organizzazione sociale e servizi, i suoi spazi di manovra saranno comunque limitati, il potere economico continuerà a tenerla sotto scacco. Incornarsi in scelte di campo politiche, distoglie dal problema vero: cosa occorrerà fare in futuro per garantirsi un livello di vita decente e sostenibile, seppur minimale.
La globalizzazione ha creato l'instabilità del modello di organizzazione del lavoro e del sistema economico-bancario, non è più adeguato e lo sono ancor meno le politiche di austerità imposte dalla Merkel agli Stati dell'Unione Europea. L'eccessivo incremento dello sviluppo ha prodotto l'incontrollabile accelerazione della spesa pubblica ed il crollo dell'occupazione, ciò condurrà inesorabilmente il sistema al collasso. La soluzione al problema, analogo a quello di natura fisica, è unica e senza alternative: l'unico modo per contrastare l'accelerazione è il rallentamento, nel caso, governato!    

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