26 aprile 2014

PETROLIO - dipendenza planetaria e crisi -


Una delle più accreditate soluzioni per fronteggiare gli squilibri prodotti dalla globalizzazione, ma anche per uscire dalla crisi mondiale, è stata indicata nello specializzarsi in produzione di beni o servizi al punto da non dover temere la concorrenza di nessuno. Questa ricetta, poteva andar bene nella seconda metà degli anni 50, quando il Giappone invase il pianeta con i minuscoli ricevitori a transistor che sostituirono gli ingombranti apparecchi a valvole; molte ditte giapponesi si specializzarono allora nella produzione di un singolo componente: resistenza, condensatore, transistore ecc , il metodo funzionò benissimo, perchè il mercato globalizzato era di là da venire. Oggi le cose sono cambiate, le soluzioni proposte devono tener conto che, in diversi luoghi del pianeta, lo stipendio di un mese in un luogo, equivale alla paga di un giorno in altro luogo e che tutto si può copiare e riprodurre, anche meglio dell'originale (è stato fatto dai Giapponesi copiando le moto, soprattutto italiane). Lo fanno i cinesi oggi con i loro prodotti, sfruttando la loro manodopera a bassissimo costo, preferiscono tenere scarsa la qualità e fortemente concorrenziale il prezzo, piuttosto che pari qualità e poco divario di prezzo, strategia ampiamente vincente anche grazie alla crisi di liquidità in corso. Gli enormi problemi creati dalla crisi mondiale dell'economia, basata sul credito bancario e quindi sui debiti di tutti, si risolverà quando nessuno avrà  abbastanza denaro per comprare gli ultimi litri di petrolio presenti sulla Terra. Il prezzo del petrolio da 10 dollari al barile nel 1970 è passato a 58 dollari alla fine del 1973; nel quarto di secolo seguente i terribili choc subiti (strade, case e città al buio), hanno portato  a un efficientamento energetico marcato nei paesi Ocse, con un lungo periodo di stabilità dei prezzi che sostenne il trend rialzista dei mercati azionari e obbligazionari. Emerse così una sovreccedenza di petrolio e un “falso senso di sicurezza che provocò il fallimento di un coordinamento globale tra i paesi industrializzati e quelli di nuova industrializzazione in Asia”. Dalla fine degli anni 90 sullo scenario globale ha fatto irruzione la Cina, il cui pil per un decennio è cresciuto a ritmi del 10%; conseguentemente il suo consumo di petrolio è passato da 4,2 milioni di barili al giorno nel 1998 a 7,9 nel 2008. In questa fase tutti gli attori principali, dalla Fed alla Cina, “seguivano strade che avrebbero presto richiesto più petrolio di quanto il mondo potesse produrne”. La catena formata da carenza di petrolio-impennata dei prezzi-rallentamento della crescita-inesigibilità dei debiti-esplosione della crisi finanziaria, è così ricostruita.  “Per ridurre la domanda di petrolio occorreva un rallentamento mondiale e questo è quanto è accaduto”. I derivati, sotto accusa, rappresentano quindi l'effetto deflagrante di un sistema divenuto insostenibile e non la causa della crisi mondiale, la vera causa è di natura energetica, di dipendenza planetaria quasi totale da lui: dal petrolio !

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