3 gennaio 2015

L'ASPETTO PROBLEMATICO DELLA VITA.

 

Immaginiamo il Pianeta Terra suddiviso in due grandi coppie di banche, due del seme e due degli ovuli, situate in aree del globo completamente differenti come benessere, opportunità, o condizioni di vita in generale. Ne chiameremo una: banca della fecondazione dei fortunati e l'altra: degli sfortunati. La possibilità di interscambio tra le due coppie di banche è praticamente nulla.
La prima grande ingiustizia, già dalla nascita, o colpo di fortuna che sia, è dovuta al luogo nel quale si nasce.
Dopo la nascita, la possibilità di accesso, dall'area sfortunata a quella fortunata, è praticamente inesistente.
Tutto ciò sembra dovuto a casualità, fermo il fatto che la possibilità di nascere fortunati o sfortunati, è dovuta al luogo di appartenenza, senza alcuna possibilità di scelta.
La natura stessa ha suddiviso gli uomini in due grandi classi di appartenenza: serie A e serie B.
Quella descritta, è la quintessenza della discriminazione.
Escluderei che quanto detto sia un "progetto" voluto, nessun possibile "progettista" sarebbe tanto malvagio da decidere la sorte degli uomini, già prima della loro stessa nascita.
Questa strana situazione, viene ulteriormente aggravata dal fatto che, chi non possiede nulla, ha come unica possibilità, il poter procreare in totale libertà, con la conseguenza di peggiorare ulteriormente le condizioni di vita delle generazioni a seguire.
Nessun uomo fortunato farebbe mai cambio con uno sfortunato, anzi, egli tende a mantenere il suo stato, diventando necessariamente egoista.
Quella che gli uomini definiscono: "Giustizia", persegue la stessa logica perversa e tende a far pendere la bilancia verso chi più ha e può.
In realtà, nessuno tiene minimamente conto di quanto la vita stessa sia ingiusta per gran parte dell'umanità e nulla fa, concretamente, perchè le cose cambino.
Le molte azioni svolte da associazioni cosiddette umanitarie, alcune di esse sono inconsapevolmente benemerite, in realtà, servono a tacitare la coscienza dei "fortunati per nascita", sono un patetico palliativo per non affrontare seriamente il problema della fame e della miseria nel mondo.
La vita e le opere di Sant'Agostino, non furono mai esempio per gli uomini, ma inascoltato caso isolato. Rivolgendosi al suo prossimo, chiunque invoca il senso di carità umana, perchè si aiutino i meno fortunati, è un ipocrita! Lo fa senza badare alla sua condizione di "fortunato", o solamente finge di non saper che lo è:  fai quel che ti dico di fare, senza badare a me o alla mia condizione sociale. 
Quella attuale è la società dell'immagine, dell'apparire, dell'apparenza e di nessuna concretezza.


Commenti:
Sai che condivido, già l'idea di farlo per "carità" è partire con il piede sbagliato. Significa svuotare l'oceano con un secchio, tamponare piuttosto che curare le cause del problema, aspetto che poi si delinea bene nel capitalismo e le case farmaceutiche non sono che un esempio vistoso in mezzo a tanti.
Perchè in fondo curare le cause del problema, potrebbe togliere alcuni dei privilegi che la stessa struttura a classi della società, conferisce a tali individui benestanti attivi nelle cause umanitarie. Sempre senza generalizzare, sia chiaro.
Antome
 
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