21 novembre 2015

Animisti, ateisti, apateisti, atei agnostici.

Più che apateisti «Dio esiste? Non lo so e non m'interessa» gli atei agnostici ritengono di poter affermare con certezza la non esistenza del divino.
Ovviamente non sono minimamente interessati a convincere chicchessia della non esistenza del divino. Questo non esclude che possano criticare i punti di vista altrui, che è cosa ben diversa dal voler convincere gli altri, affermando che sbagliano.
Da sempre ogni religione animista ha combattuto le altre con le armi, oppure ha provato e prova tutt'ora a catechizzare, islamizzare ecc. Sarebbe da chiedersi: perchè lo fanno? Se avessero "certezza" della loro convinzione, che bisogno avrebbero di imporla o trasmetterla al loro prossimo? E' probabile che il tentativo di convertire "tutti", nasconda l'idea: "se tutti la pensassero come me io sarei sicuramente nel giusto". E' di tutta evidenza "l'insicurezza" dei credenti.
Dal precedente discorso andrebbero esclusi i testimoni di Geova, anche loro tentano di convertire altri, ma basta affermare: "sono ateo", per vederli troncare immediatamente ogni tentativo; essi sono l'esempio emblematico dell'insipienza.
Gli atei agnostici non sentono affatto il bisogno di convincere gli altri, gli basta la loro convinzione, non cercano altro, sono coerenti, infatti non presentano contraddizioni.
Ciò che appare evidente è la "non logica" alla corsa: "ho ragione io, sei tu che sbagli", è indubbiamente questo il leitmotiv di tutti i credi religiosi.

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