19 settembre 2016

TRISCELE e la sua storia.









Le origini della Trinacria (o Triscele) si perdono nella notte dei tempi. Questo simbolo antichissimo è già presente su alcune medaglie rinvenute in Cilicia, in Tracia, in Macedonia, in Francia, in fenicia, nell’isola di Creta, su molte monete di città greche (Eginia, Milo, Filunte), su alcuni vasi etruschi, ma soprattutto su alcune monete delle città siciliane di origine corinzia (Siracusa, Akre, Kasmene, Kamarina): e’ PROPRIO SU QUESTE MONETE CHE APPARE PER LA PRIMA VOLTA LA TESTA DELLA Medusa nel punto di congiunzione delle tre gambe (vedi ad esempio le monete fatte coniare da Agatocle di Siracusa).
La triscele, già diffusa sulle monete di paesi orientali dell'antica Grecia, apparve per la prima volta anche in Sicilia sulla monetazione siracusana di III secolo a.C. Il simbolo trovò particolare fortuna sotto il periodo di Agatocle, il quale fece coniare monete con la triscele anche nei territori italioti posti sotto la sua influenza politica. Ma la triscele ha origini figurative ancor più remote sul territorio siciliano. Essa venne infatti ritrovata su della ceramica di produzione gelese, con caratteristiche prettamente locali, risalente al VII-VI secolo a.C. Una di queste produzioni di fabbrica geloa è rappresentata da un Dinos, scorci del VII a.C., rinvenuto nella'attuale zona dell'agrigentino, in un deposito votivo di Palma di Montechiaro. Qui la triscele arcaica è raffigurata senza il volto - ovvero l'assenza del gorgonèion o della Medusa. È quindi possibile che il simbolo della triquetra divenne, col tempo, l'emblema geografico dell'isola, mediante l'influenza dell'orientale triscele. A rafforzare l'ipotesi di un richiamo geografico, accostato a questa figura, vi furono gli antichi appellativi dell'isola: Triquetra, Trichelia, Trinakìa, che sembrano voler indicare una terra con tre promontori - Peloro, Pachino e Lilibeo. La conformazione geografica dell'isola mostra infatti una figura triangolare, accostabile alle tre gambe della triscele.
La Trinacria è la variante siciliana della Trischele (Trischelis in greco e Triqueta in latino), figura simbolica formata da tre gambe che si diramano da un centro comune e hanno i piedi rivolti nello stesso verso (da destra verso sinistra perché, come vedremo più avanti, rappresenta il movimento rotatorio del sole). La Triscelle, a sua volta, è analoga al " Triskell" di origine vikinga, simbolo formato da tre S a base triangolare, che è una varietà della doppia spirale celtica. La triscelle, inoltre, rappresenta simbolicamente il Triangolo che, dalla tradizione esoterica viene raffigurato con tre punti, corrispondenti ai tre angoli.
Presente nella bandiera della Sicilia, e in quella dell'isola di Man, il simbolo della trinacria porta con sè una storia piuttosto articolata e per certi versi ancora avvolta nel mistero. La trinacria, simbolo della Sicilia, è composta dalla testa della Gorgone, i cui capelli sono serpenti intrecciati con spighe di grano, dalla quale partono tre gambe piegate all'altezza del ginocchio. La Gorgone è un personaggio mitologico, che secondo il poeta greco Esiodo era ognuna delle tre figlie di Forco e Ceto, due divinità del mare: Medusa (la gorgone per antonomasia), Steno ("la forte"), Euriale ("la spaziosa").
Figure dotate di zanne di cinghiale, mani di bronzo, ali d'oro, serpenti sulla testa e nella vita. Abitavano presso le Esperidi (figlie di Atlante, abitanti presso l'isola dei Beati, nella parte più occidentale del mondo), ed erano in grado, con uno sguardo, di pietrificare gli uomini.
Ogni loro caratteristica nasconde in sè un significato ben preciso. Le spighe di grano sono simbolo della fertilità del territorio. Le tre gambe rappresentano i tre promontori, punti estremi dell'isola - capo Peloro (o punta del Faro, Messina: Nord-Est), capo Passero (Siracusa: Sud), capo Lilibeo (o capo Boeo, Marsala: Ovest) - la cui disposizione, si ritrova nel termine greco triskeles, e si ricollega al significato geografico: treis (tre) e akra (promontori): da cui anche nel latino triquetra ("a tre vertici").
La disposizione delle tre gambe fa pensare alla simbologia religiosa orientale, in particolare quella del dio del Tempo Baal oppure a quella della luna, dove le tre gambe sono sostituite da falci.
Secondo alcuni riferimenti storici, il simbolo fu utilizzato anche a Creta, in Macedonia, e nella Spagna celtiberica (area centrosettentrionale). Anche Omero, nella Odissea, alludendo alla forma dell'isola, utilizza il termine Thrinakie, che deriva da thrinax ("dalle tre punte").
Le origini della trinacria sono da ricercare nella storia della Grecia antica. I combattenti spartani incidevano nei loro scudi una gamba bianca piegata all'altezza del ginocchio: simbolo di forza.
Arrivati in Sicilia nel 1072, i Normanni "esportarono" la trinacria nell'isola di Man, che la scelse come simbolo in sostituzione di quello precedente - un vascello - di origine scandinava.
Spingendosi geograficamente oltre, la trinacria è presente anche negli stemmi di varie dinastie nobili quali gli Stuart d'Albany d'Inghilterra, i Rabensteiner di Francia, gli Schanke di Danimarca, i Drocomir di Polonia, e in quello di Gioacchino Murat, re delle Due Sicilie all'inizio del 1800.
Il totemismo della Trinacria affonda le sue radici nell’insieme dei concetti tradizionali tipiche del popolo siciliano, come ad esempio il culto degli antenati ed i miti delle origini. Come tale è al tempo stesso un simbolo mistico-religioso che si riallaccia direttamente alla religione originaria delle antiche tradizioni ed in particoare al significato delle divinità generatrici.
Fra queste, in primo luogo, i culti dionisiaci, diffusi in tutto il mondo panellenico e nell’Asia Minore. Ecco cosa scrive su Dionysos il Ramorino: "… Era il Dio del vino e della viticultura, ma in senso più generale rappresentava quell’eneergia della natura la quale, per effetto del calore e dell’umido, porta a maturità i fruti delle piante; era quindi una deità benefica per gli uomini e a lei si riferivano tutti i benefici dell’agiatezza, della cultura, dell’ordine morale e civile".
Ancora una volata, quindi, si manifesta l’ultimo rapporto esistente tra il Mito e la Religione, essendo il Mito il nucleo originario di ogni credenza rligiosa e la Trinacria, sotto questo profilo, rivela un significato ben preciso: è un simbolo che evoca l’iddea di un’esperienza spirituale che si protrae nel tempo e che, a distanza di secoli, riesce a far rivivere, a far sentire nella più intima interiorità dell’individuo il rapporto che esiste fra l’uomo e l’essenza suprema della realtà che lo circonda.
Proprio per questo e pur risalendo ad un’unica, lontanissima, misteriosa origine, i simboli hanno incalcolabile valore pratico anche nel tempo attuale, perchè riescono ad esprimere una sintesi di concetti ci valore assoluto, generale ed eterno.
Fino a pochi decenni fa si pensava che il più antico simbolo della trinacria fosse quello scolpito su di un capitello di una delle numerose colonnine nel chiostro della cattedrale di Monreale. Ma gli arabi si erano in realtà limitati a rappresentarlo al tempo della costruzione della cattedrale, esistono ritrovamenti archeologici ben più datati.
La trinacria è anche al centro della bandiera della Sicilia, di colore rosso e giallo in senso diagonale.

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