23 novembre 2016

NUOVE SUL TUMORE.

ULTIME NOTIZIE SU NUOVE E RECENTI TERAPIE PER COMBATTERE IL TUMORE. Sono in fase di sperimentazione, non rientrano ancora tra i protocolli di cura del tumore.

Parte prima.
La tecnica CRISPR testata sull'uomo.

Le forbici molecolari sono state utilizzate in Cina per l'editing genetico di cellule immunitarie di pazienti con forme aggressive di tumore al polmone. Trial analoghi sono previsti anche negli USA.
Un gruppo di oncologi della Sichuan University di Chengdu, Cina, ha somministrato per la prima volta cellule modificate con la tecnica CRISPR–Cas9 a un paziente affetto da una forma aggressiva di cancro ai polmoni, nell'ambito di un trial clinico su 10 persone approvato lo scorso luglio.
I ricercatori hanno prelevato cellule immunitarie dal sangue del paziente e usato le "forbici molecolari" di precisione, che possono essere programmate per suggerire a un enzima dove "tagliare", per rimuovere il gene che codifica per la proteina PD-1. Questa proteina in genere pone un freno alla risposta immunitaria della cellula: una caratteristica che il tumore sfrutta per proliferare e senza la quale, si spera, le cellule modificate potranno attaccare efficacemente il cancro. La tecnica CRISPR è stata scherzosamente denominata: "tecnica del taglia e cuci".
Le cellule modificate sono state fatte moltiplicare e poi iniettate nel paziente. La prima iniezione non ha dato problemi e il malato ne riceverà una seconda (il trial ne prevede fino a quattro, delle quali si testeranno per sei mesi eventuali effetti collaterali).
Secondo gli esperti in immunoterapia questa sperimentazione è solo la prima di una serie di studi sull'uomo che sfruttano la CRISPR contro varie forme aggressive di tumore. Alcune di queste sono in programma negli Stati Uniti per il 2017.

Parte seconda.
Terapia anti-cancro a base di cellule immunitarie.

I risultati ottenuti in pazienti affetti da leucemia linfoblastica acuta sono stati giudicati "straordinari". Una linea di ricerca cui stanno dando un importante contributo medici e scienziati italiani.
Cellule del sistema immunitario armate per combattere il cancro: quest’idea – su cui si sta lavorando da tempo – sta finalmente dando risultati giudicati “straordinari” dai ricercatori che li hanno annunciati. In alcune centinaia di pazienti terminali affetti da leucemia linfoblastica acuta (LLA) si sono avute percentuali di “risposta completa” alla terapia superiori anche al 90 per cento. Sono numeri che quasi mai è possibile sentire nei trattamenti per i tumori, in cui i progressi si misurano in miglioramenti per pochi pazienti, e quasi mai per quelli con la malattia ormai in fase avanzata coinvolti nelle sperimentazioni cliniche.

La notizia è rimbalzata dal congresso annuale dell’American Association for the Advancement of Science (AAAS), che si è appena concluso a Washington, e in cui una sessione è stata dedicata all’argomento della lotta al cancro con l’uso delle terapie a base di linfociti. A presentare i progressi era presente anche Chiara Bonini, a capo della Divisione di Ematologia sperimentale al San Raffaele di Milano, che da tempo lavora a questo filone di ricerca. «Effettivamente è una rivoluzione, un tasso di risposta che non si era mai visto” .
L’idea di combattere il cancro sfruttando il sistema immunitario, in particolare i linfociti T, le cellule che normalmente riconoscono le minacce costituite da virus o cellule maligne e le neutralizzano mantenendo nel tempo la memoria della risposta agli attacchi, non è nuova.
Quello che i ricercatori da tempo studiano di fare è come restituire ai linfociti T, che quando il tumore si è sviluppato l’hanno persa, la capacità di individuare e attaccare le cellule tumorali.
Finora, però, non si era trovato il modo di far funzionare bene questa strategia, e la ricerca verteva su quali sottotipi di linfociti T scegliere, e a quale antigene, cioè a quale molecola, mirare sul target costituito dalle cellule tumorali. Il grosso dei progressi dal punto di vista clinico è avvenuto negli ultimi due anni negli Stati Uniti, dove sono ormai alcune centinaia i pazienti trattati in diversi centri, in studi clinici di fase 1 e 2 (quelle iniziali).

La terapia utilizzata in questo caso è a base di linfociti T modificati con tecniche di ingegneria genetica in modo da esprimere un recettore che a sua volta riconosce un antigene presente sulle cellule maligne nei pazienti affetti da leucemia linfoblastica acuta. Si chiamano in gergo linfociti T CAR (Chimeric antigen receptors). È un sottotipo di cellule selezionato per svolgere al meglio questo compito, e che sembra ora dare risultati concreti. «È un approccio che ha risvegliato l’interesse da parte dell’industria, che è sempre stata scettica nei confronti delle terapie cellulari» prosegue Bonini. «Al San Raffaele stiamo lavorando a un approccio simile ma alternativo, e siamo vicini all'inizio della sperimentazione clinica. Il prossimo passo sarà riuscire ad applicare questa strategia ad altri tumori, dalle leucemie mieloidi ai tumori solidi».

La speranza di queste terapie è che non solo eliminino momentaneamente il tumore, ma mantengano a lungo, potenzialmente per tutta la vita, l’immunità: che una volta guariti dal tumore, insomma, la malattia non si ripresenti, nello stesso modo in cui una volta preso il morbillo (o vaccinati contro il morbillo) siamo protetti per tutta la vita.

Le foto mostrano linfociti T, opportunamente colorati dopo la scansione al microscopio elettronico.





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